Lavori Pubblici

Il freno alle varianti perno della riforma degli appalti

Giorgio Santilli

Cantone ha dimostrato di sapere bene che una riforma del sistema può nascere solo da una limitazione a questo sistema malato

Due aspetti vanno sottolineati dell'audizione che Raffaele Cantone ha tenuto ieri alla Camera. Il primo riguarda il tema della "punizione" immediata delle imprese i cui amministratori e dirigenti sono inquisiti per fatti gravissimi di corruzione e di inquinamento dei sistemi di aggiudicazione delle opere. Cantone ha detto che non si può bloccare tutto, che i lavori devono andare avanti, che le imprese "corrotte" vanno allontanate subito, senza attendere i tre gradi di giudizio. La norma sul commissariamento dei rami di aziende più coinvolti negli appalti serve a questo, anche se sarebbe stato preferibile - e qui è il primo passaggio significativo - rendere cogenti i patti di legalità o integrità con l'inserimento nei bandi di gara dell'esclusione dall'appalto dell'impresa corrotta. C'è l'indicazione di una strada da seguire per il futuro: i protocolli di legalità e le revoche sostenute dalla legge e dai bandi sono preferibili al commissariamento. Non si può che essere d'accordo.

L'altro aspetto riguarda il sistema degli appalti inteso più in generale su cui ieri Cantone affrontava alla Camera una sorta di esame di maturità. Superato a pieni voti, soprattutto là dove il supercommissario della vigilanza ha mostrato di sapere bene che una riforma del sistema può nascere solo da una limitazione al sistema malato oggi dominante della variante in corso d'opera. Anche qui Cantone ha fatto ammissione di realismo: l'attuale norma che prevede la comunicazione all'Anac è solo un deterrente, ma un sistema più efficiente deve limitare le varianti, portatrici di aumenti di costi e allungamenti di tempi. Aggiungiamo noi che per limitare le varianti bisogna passare a un sistema basato sulla centralità di buoni progetti che finora non si sono visti.


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