Lavori Pubblici

Direttiva pagamenti, Bruxelles apre la procedura di infrazione contro l'Italia

Giuseppe Latour

La direttiva è entrata in vigore il 16 marzo del 2013 e fissa un termine ordinario di 30 giorni per liquidare le fatture. Nei lavori pubblici, segnala l'Europa, la media è ancora di 210 giorni. Buzzetti: allentare il patto di stabilità

Il monitoraggio dell'Ance e gli avvertimenti del vicepresidente della Commissione europea con delega all'Industria, Antonio Tajani sono arrivati al loro esito inevitabile. Bruxelles ha attivato mercoledì mattina a carico dell'Italia una procedura formale per violazione della direttiva sui pagamenti della pubblica amministrazione. Le nostre Pa non rispettano i termini massimi indicati dalle norme europee e, in aggiunta, provano sistematicamente ad aggirare le regole con il ricorso a pratiche scorrette.

La direttiva è entrata in vigore a partire dal 16 marzo del 2013 e fissa un termine ordinario di 30 giorni per liquidare le fatture, mentre in casi eccezionali è possibile arrivare fino a 60 giorni. In caso di sforamento, è necessario pagare un interesse di mora pesantissimo, pari a otto punti più del tasso Bce, attualmente vicino allo zero. L'Italia ha recepito quelle regole quasi subito, almeno dal punto di vista formale. A livello sostanziale, invece, è stata decisamente meno accorta.
Così, Tajani ha delegato due soggetti (Confartigianato e Ance) a monitorare la situazione dei pagamenti. E i risultati di queste verifiche sono stati sistematicamente molto al di sotto degli obiettivi: «In Italia le autorità pubbliche impiegano in media 170 giorni per effettuare pagamenti per servizi o merci fornite e 210 per i lavori pubblici», ricorda la Commissione. Insomma, i termini della direttiva restano un'utopia.

Nella giornata di mercoledì, dopo diversi avvertimenti nei mesi scorsi, è stata formalmente aperta una procedura di infrazione a carico dell'Italia, con l'invio al nostro Governo di una lettera di messa in mora nella quale si chiedono spiegazioni. Secondo la Commissione, infatti, l'Italia «non sta applicando la direttiva in modo corretto». E a pesare non sono soltanto i tempi di pagamento. Il problema nasce anche da una serie di pratiche scorrette, messe in atto sistematicamente per aggirare le regole comunitarie. Un primo esempio sono i contratti che vengono comunemente utilizzati, nei quali gli interessi di mora sono pagati in misura molto inferiore a quello che richiederebbero le regole europee. In altri casi, poi, secondo la Commissione, vengono posticipati gli stati di avanzamento lavori al solo scopo di ritardare i pagamenti alle imprese.
Dopo la lettera di messa in mora, il nostro Governo avrà due mesi di tempo per rispondere. Se le nostre ragioni non dovessero essere considerate soddisfacenti, la procedura andrà avanti e potrebbe sfociare anche in una sanzione pecuniaria. Da sottolineare che mercoledì la stessa procedura per inadempimento della direttiva sui pagamenti è stata aperta nei confronti di un altro paese europeo: la Slovacchia.

L'accelerazione di Bruxelles viene commentata in questo modo da Paolo Buzzetti, presidente Ance: «Desta rammarico la decisione della Commissione Europea di procedere all'apertura della procedura di infrazione, estrema conseguenza delle numerose denunce che per primi come Ance nel 2012 abbiamo avanzato per spingere le pubbliche amministrazioni a pagare le imprese». Buzzetti ricorda che «il nostro settore è il più penalizzato», a causa dell'influsso negativo che il Patto di stabilità ha sul conto capitale. È proprio qui, allora, che bisogna agire: «Per prima cosa è necessario allentare il Patto di stabilità interno per gli investimenti: altrimenti nessuna soluzione alla piaga dei ritardati pagamenti sarà efficace e duratura». Gli ultimi dati dell'Ance parlano di un'attesa media di 210 giorni e di un arretrato pari a circa undici miliardi di euro.


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