Lavori Pubblici

Ance, Avcp, Itaca: le prime audizioni per la riforma appalti - I testi - Così la riforma

Giuseppe Latour

I costruttori invitano alla prudenza sull'addio radicale al Codice e alle Soa, sull'asta elettronica generalizzata e sull'offerta più vantaggiosa - Itaca: ok alle stazioni uniche, ma con più attenzione

Non cancellare di netto il Codice appalti, ma semmai semplificarlo, agendo sulle norme ad esso collegate. Mantenere il sistema di qualificazione Soa in via transitoria. Tenersi cauti sull'e-procurement, nell'ambito dei lavori pubblici. E non abusare dell'offerta economicamente più vantaggiosa. L'Ance è stata sentita lunedì pomeriggio dalla commissione Ambiente della Camera, che ha così ufficialmente aperto il suo ciclo di audizioni sulla riforma degli appalti. E, oltre a sollecitare molte modifiche alla regolamentazione attuale, i costruttori hanno sottolineato in quali ambiti sarà necessario procedere con cautela.
I paletti posti dall'Ance , nel corso della sua audizione, sono stati diversi. Quello più interessante riguarda la scelta di sottoporre il Codice attualmente in vigore a un'opera di revisione, semplificandolo e migliorandolo, anziché cancellarlo del tutto. La prima alternativa, per i costruttori, "potrebbe essere preferibile". Nel mirino, infatti, non c'è tanto il Codice dei contratti pubblici (Dlgs n. 163/2006), che "ha prodotto benefici", ma la miriade di norme collegate e non coordinate. Come quelle sulla contabilità di Stato e sulla tracciabilità dei flussi finanziari. E' soprattutto qui che bisogna operare una potatura robusta.
Una linea che viene spiegata da Angelo De Cesare, vicepresidente Ance con delega alle Opere pubbliche: «C'è qualche preoccupazione. Noi abbiamo da poco terminato con il regolamento 207/2010 un percorso che è stato molto lungo. Oggi, con queste norme comunitarie che sono state approvate il 28 febbraio, abbiamo avviato questa fase di revisione. Ma noi preferiremmo puntare sulla semplificazione delle regole esistenti, anziché azzerare tutto di nuovo e ricominciare da capo».

Dubbi forti ci sono anche sulla questione della qualificazione delle imprese. «Se l'obiettivo comune è quello di preservare l'eccellenza delle imprese italiane in un mercato che, negli ultimi anni, è stato caratterizzato da una forte contrazione delle commesse», non è possibile ipotizzare un superamento immediato del sistema Soa. Il rischio è di generare un trauma del sistema. Serve un percorso graduale, che porti ad «un sistema di migliore selezione delle imprese, in termini di premialità, basato su elementi quali-quantitativi, in grado di ridimensionare la logica del solo fatturato e di premiare le imprese solide e strutturate».

Come per la qualificazione, anche per l'e-procurement bisogna essere cauti. «Il ricorso alle modalità telematiche – dice l'Ance - non deve tradursi, in fase di recepimento, in una generalizzazione dell'asta elettronica». Il motivo è che «la presentazione elettronica delle offerte sembra risultare comunque inadeguata per l'affidamento di lavori e semmai più congeniale a quello delle forniture». Il passaggio agli strumenti elettronici dovrà, quindi, essere graduale.

E anche sull'offerta al massimo ribasso l'Ance pone un paletto importante. «Appare indispensabile mantenere la possibilità per le stazioni appaltanti di aggiudicare contratti basandosi unicamente sull'elemento prezzo». Non si deve abusare dell'offerta economicamente più vantaggiosa, giudicata complessa da gestire e altamente discrezionale. Va, quindi, introdotta «una limitazione alle possibilità di utilizzo del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa negli appalti sotto soglia comunitaria. Più in particolare, sarebbe opportuno prevedere un limite di importo (2,5 milioni di euro) al di sotto del quale le amministrazioni appaltanti, non possano utilizzare tale criterio». Sul fronte del massimo ribasso, poi, vanno introdotti correttivi all'esclusione automatica delle offerte anomale.
Completano il quadro per l'Ance alcune sollecitazioni. Sul tema dei subappalti, pensando alla qualificazione e alla responsabilità solidale, non bisogna appesantire le regole attuali. Sul fronte delle Pmi, non bisogna limitarne la partecipazione, ad esempio con l'appesantimento dei requisiti di fatturato minimo. Sul fronte della centralizzazione delle commesse, questa andrebbe esclusa al di sotto di una soglia, fissata indicativamente in 500mila euro, per consentire alle stazioni appaltanti di fronteggiare le urgenze.


Autorità di vigilanza, richiamato l'atto di segnalazione al Governo
Nel corso del pomeriggio è stata sentita anche l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici , rappresentata dal suo presidente Sergio Santoro. Via di Ripetta ha scelto di ribadire i contenuti dell'atto di segnalazione al Governo n. 3 del 2014. Lì si proponeva di isolare in un codice ad hoc le norme per rilanciare il partenariato pubblico-privato nelle infrastrutture, seguendo l'esempio di Bruxelles, e di varare un Codice degli appalti semplificato, capace di valorizzare le spinte all'innovazione, alla tutela delle piccole e medie imprese e anche alle istanze di carattere ambientale e sociale suggerite dall'Ue. Sul fronte delle stazioni appaltanti, poi, l'Avcp propone di aumentare il loro peso, adottando un approccio di tipo "prestazionale", che guardi cioè ai risultati più che alle modalità adottate per raggiungerli. Essenziale sarà il ruolo degli strumenti elettronici, che vanno promossi. Via libera, infine, all'opzione offerta dalle direttive di anticipare l'apertura delle buste prima della verifica dei requisiti, ma solo riguardo ai requisiti di carattere tecnico-economico, nell'ottica di favorire le Pmi.

Itaca, più attenzione sulla centralizzazione delle stazioni appaltanti
Per completare il pomeriggioè stata ascoltata anche Itaca , che rappresenta Regioni e Province autonome. E l'associazione ha posto l'accento, in maniera significativa, sull'opera di riordino delle stazioni appaltanti. Gli interventi di concentrazione dei committenti, secondo Itaca, pur essendo condivisibili nelle finalità, "sono stati adottati senza valutarne appieno l'impatto sulle stazioni appaltanti e sugli operatori economici con conseguenti difficoltà applicative che hanno portato al rinvio dell'applicazione delle disposizioni e a successive modifiche delle stesse". Non è, cioè, possibile procedere per strappi ma bisogna ragionare "sulle risorse di personale ed economiche necessarie allo svolgimento delle funzioni, al fine di evitare di generare inefficienza nella gestione dei contratti pubblici". Allo stesso modo, bisogna operare una distinzione tra lavori da un lato e servizi e forniture dall'altro, "atteso che l'aggregazione della domanda appare ipotizzabile operativamente per l'acquisto di servizi e forniture standardizzati, mentre per i lavori l'accentramento delle funzioni di committenza richiede una valutazione più ampia, estesa all'intero ciclo del contratto".


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