Lavori Pubblici

L'Antitrust contro gli architetti di Roma, Firenze e Torino: basta software per calcolare le parcelle

Mauro Salerno

L'Autorità garante del Mercato ha aperto un'istruttoria contro i tre ordini provinciali per violazione delle norme sulla concorrenza. Dura reazione del Consiglio nazionale: «Atto basato sul pregiudizio»

Architetti di Roma, Firenze e Torino nel mirino dell'Antitrust. L'Autorità garante del mercato ha deciso di aprire un'istruttoria per verificare l'esistenza di "intese" capaci di alterare la concorrenza nel settore dei servizi professisonali. Al centro della questione c'è la scelta dei tre ordini di pubblicare sul proprio sito istituzionale un metodo di calcolo dei compensi professionali, allo scopo di facilitare il compito degli iscritti dopo l'abrogazione delle tariffe decisa con il decreto «Bersani» e ribadita dal decreto sulle liberalizzazioni varato dal Governo Monti a inizio 2012 (Dl 1/2012, articolo 9).

Per l'Antitrust non ha alcun valore il fatto che la pubblicazione dei sistemi di calcolo (qui la pagina del servizio offerto dall'ordine di Firenze , qui la pagina dell'ordine degli architetti di Torino ) sia accompagnata da avvertenze che danno conto agli iscritti del fatto che le tariffe sono abrogate e che l'uso del calcolatore non sia in alcun modo vincolante. L'Autorità (clicca qui per consultare e scaricare il provvedimento ) sottolinea il fatto che «i citati sistemi di calcolo tariffario appaiono strutturati in modo tale da determinare compensi identici per le prestazioni degli architetti, calcolati sulla base delle tariffe di settore vigenti fino all'entrata in vigore del D.L. n. 1/12». E dunque sono «suscettibili di determinare, favorire o facilitare il coordinamento dei comportamenti degli architetti in relazione alla quantificazione dei rispettivi compensi professionali, con conseguente alterazione della concorrenza».

Una circostanza che l'Antitrust ritiene peraltro già riconosciuta dall'Ordine degli architetti di Roma , «il quale - si legge nel provvedimento che apre l'istruttoria - ha specificato che il servizio di calcolo dei compensi offerto tramite il proprio sito si propone di fornire agli iscritti un punto di riferimento per la determinazione dei compensi, essendo state definitivamente abrogate le tariffe professionali per quanto concerne la committenza privata». Un comportamento che secondo l'Antitrust è vietato dalle norme sulla concorrenza. «Si rileva che l'individuazione da parte di un organismo rappresentativo di imprese di prezzi di riferimento, anche se non obbligatori, può determinare effetti negativi per la concorrenza alla stessa stregua dei prezzi obbligatori - scrive l'Authority - . Ciò in quanto la mera esistenza di prezzi cui far riferimento si presta, da un lato, a facilitare il coordinamento dei prezzi fra i prestatori dei servizi e, dall'altro, ad ingannare i consumatori in merito alla misura dei livelli ragionevoli dei prezzi».

Ora gli ordini hanno 60 giorni di tempo per far valere le proprie ragioni comunicandole all'Autorità. Poi arriverà la decisione finale. Il procedimento deve concludersi entro il 31 luglio 2015.

LA REAZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE
La decisione dell'Autorità di aprire una istruttoria sugli ordini di Firenze, Roma e Torino non è piaciuta al Consiglio nazionale degli architetti che la giudica come «l'ennesima dimostrazione che la bizantina applicazione delle norme in Italia nasconde la consueta politica (e pratica) di essere deboli con i forti, forti con i deboli».

«In questo atto - è il commneto contenuto in una dura nota del Cnappc - ci sono premesse evidentemente errate, che saranno puntualmente evidenziate dai nostri legali (clamorosa quella di considerare gli Ordini professionali "associazioni d'impresa") e c'è una evidente ignoranza riguardo alla realtà professionale italiana e del suo mercato, dove vige una concorrenza spietata spesso a danno della qualità e della sicurezza dell'abitare. Grave è che, ancora una volta, un'Autorità pubblica delegata a regolare il mercato e proteggere i consumatori, dedichi il suo tempo e le sue risorse a rincorrere i fantasmi di un inesistente trust di 150 mila architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, il cui reddito medio è certificato ormai inferiore ai 20 mila euro annui, mentre i cittadini italiani sono vittime quotidiane di vere intese restrittive della concorrenza e alterazioni del mercato, che spesso abbiamo denunciato e che l'Autorità non vede, o non vuole vedere».

Tra gli esempi evidenziati dal Consiglio nazionale i requisiti di fatturato e organico che regolano l'accesso alle gare pubbliche «con l'evidente intenzione di limitarlo a pochi eletti», la possibilità di acquistare certificazione energitiche a basso costo sul web e «lo strapotere delle partecipate pubbliche che programmano, progettano, appaltano, dirigono i lavori e se li liquidano, con incarichi diretti, sempre senza strutture adeguate e competenti». «Nei tempi previsti e secondo le regole - è la conclusione - risponderemo puntualmente alle osservazioni dell' Antitrust, ma esprimiamo pubblicamente la nostra indignazione, in quanto rappresentanti dello Stato responsabili (e non associazione d'imprese), nel verificare che l'Autorità continua ad esercitare i propri poteri alla luce del pregiudizio».


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