Lavori Pubblici

Basta in house e deroghe: dieci regole per appalti più semplici e trasparenti

Giorgio Santilli

Ognuno deve tornare a fare il proprio lavoro: la Pa a programmare, ingegneri e architetti a progettare, le imprese opportunamente qualificate a costruire, le autorità di vigilanza a vigilare, i cittadini a godere dei benefici di opere utili

Comincia a farsi strada l'idea che mettere in galera i ladri, politici o no, non basti. La questione – rilanciata ieri da Raffaele Cantone – è se una riforma e una semplificazione delle regole degli appalti pubblici possano creare un sistema più efficiente, più corretto e meno costoso. La risposta è sì.
Il dibattito dura da 20 anni, da quando fu emanata dopo Tangentopoli la legge Merloni, poi bloccata, stravolta, superata in un quadro di schizofrenie legislative che hanno prodotto solo fallimenti: senza aver ridotto la corruzione, si sono aggiunti paralisi, disaffezione dei cittadini, costi e tempi esagerati, quota di opere al traguardo che non superano il 10-15%. Le norme si possono ridurre di due terzi (lo ha detto il viceministro Nencini) e ognuno deve tornare a fare il proprio lavoro: la Pa a programmare, ingegneri e architetti a progettare, le imprese opportunamente qualificate a costruire, le autorità di vigilanza a vigilare, i cittadini a godere dei benefici di opere utili. Ecco dieci regole per riprendere il cammino.

Basta in house. La Pa deve tornare a svolgere al meglio programmazione e controllo, uscendo dalle attività produttive. La spending review è l'occasione giusta: il perimetro va ridotto, la Pa deve programmare usando studi di fattibilità e analisi costi benefici fra varie opzioni. E spiegare perché l'opera scelta è utile. Basta incentivi ai dipendenti pubblici perché progettino. Destiniamoli al responsabile unico del procedimento, figura centrale da rafforzare per farne il "dominus" dell'opera da inizio a fine e chiamarlo a rispondere del risultato finale.

Troppe stazioni appaltanti. Ne bastano una cinquantina e non le 30mila di oggi. Una per regione e una ventina di tipo settoriale: strade, acquedotti, ferrovie, impianti di depurazione, ecc. Le città metropolitane potranno costituire un proprio ufficio appaltante unico, gli altri comuni dovranno servirsi delle "stazioni appaltanti tecniche" e potranno scegliere fra stazione appaltante regionale e quella settoriale. Nessun governo è riuscito finora in questa impresa, anche al più piccolo dei comuni piace appaltare.

Gare sempre, stop deroghe. Gli affidamenti di lavori devono essere dati con gara, senza deroghe. Nel caso di affidamenti urgenti, possibili procedure concorrenziali su piattaforme telematiche e gare informali. I concessionari possono realizzare in proprio i lavori se hanno vinto una gara, appaltano con gara se la concessione fu affidata senza gara.

Progettazione e concorsi. Gli affidamenti di progettazione devono avvenire con concorsi se prevale il contenuto urbano e architettonico. Con gara per la selezione del progettista se prevale l'infrastruttura. Limite agli appalti integrati progettazione-costruzione. I concorsi consentono un confronto trasparente con il territorio, va garantito l'accesso ai giovani. Commissioni di gara formate (almeno in parte) con membri scelti su liste nazionali di esperti. Il valore della progettazione in un'opera non deve essere inferiore al 10%, secondo gli standard europei.

Débat public. Bisogna abbattere il muro fra cittadini e infrastrutture. L'introduzione del débat public è la via per dare certezza alle scelte progettuale. Si porta il preliminare al dibattito pubblico, coordinato da un'autorità terza che stila una relazione con le osservazioni e le possibili alternative progettuali. Tempi stretti, il tutto in sei mesi, poi non si cambia più.

Meno varianti. Limite percentuale invalicabile alle varianti, mai più gare sul progetto preliminare (almeno definitivo o esecutivo). Classificazione più puntuale dei casi in cui la variante è ammessa. Dalle indagini recenti dell'Autorità di vigilanza, questo resta il problema principale.
Patente a punti per le imprese. Nel sistema di qualificazione introdurre un meccanismo incentivante per le imprese: premio per chi finisce le opere in tempo o in anticipo e nel rispetto dei costi previsti, penalità via via più gravi per chi sfora. Sanzioni più gravi (fino all'esclusione) in caso di condanna penale per corruzione o truffa.

Limite al contenzioso. Tempi contingentati per presentare ricorso sugli esiti di gara, fortissime sanzioni per le liti temerarie. Anche per i ricorsi contro i progetti, fase di contenzioso chiusa temporalmente (proposta dell'Autorità di vigilanza).

Finanziamenti prendere o lasciare. Meccanismo di revoca dei finanziamenti per le amministrazioni che non appaltano i lavori entro un certo termine. Fondo rotativo per la progettazione, in modo che non si debba attendere il finanziamento totale dell'opera per svolgere la prima fase.

Lotta ai maxiribassi. Offerta economicamente più vantaggiosa con punteggi più elevati per le offerte tecniche rispetto al prezzo (che oggi pesa in genere per il 70%). Apertura delle buste delle offerte economiche dopo l'ok alle offerte tecniche.


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