Lavori Pubblici

Tar Campania: se il reato è estinto sè possibile partecipare alle gare

Pietro Verna

L'esclusione dalla partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica non opera quando il reato è stato dichiarato estinto dal giudice dell'esecuzione

L'esclusione dalla partecipazione alle gare ad evidenza pubblica non opera quando il reato è stato dichiarato estinto dal giudice dell'esecuzione, a norma dell'articolo 676 del codice di procedura penale (Tar Campania – Napoli- Sentenza n.1766/2014 ). È il principio formulato dal giudice ammnistrativo partenopeo, che ha rigettato il ricorso proposto da una società avverso la determina dell'ente società di gestione del servizio idrico dell'area vesuviana sarnese, avente ad oggetto l'aggiudicazione del servizio di pulizia, disostruzione e manutenzione delle reti fognarie e degli impianti di sollevamento e depurazione.

La vicenda processuale
Il ricorrente, una società classificatasi sesta nella graduatoria della gara d'appalto, aveva chiesto l'esclusione dalla procedura dei concorrenti che la precedevano, censurando, in particolare, l'ammissione alla gara del legale rappresentante dell'impresa secondo classificata che era stato destinatario di una sentenza di condanna per reati fiscali comminata ex articolo 444 del codice di procedura penale (patteggiamento). Circostanza che questi non aveva dichiarato e che, ad avviso del ricorrente, sarebbe stata ostativa alla partecipazione alla gara, in quanto l' articolo 38, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici) esclude dalla partecipazione alle procedure di affidamento i soggetti nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di condanna passata in giudicato, o emesso decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale per reati gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale.

La sentenza del Tar
La prospettazione del ricorrente non ha convinto il Tar. Il Collegio campano ha infatti rilevato che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nola aveva dichiarato estinto ex articolo 445, secondo comma, del codice di procedura penale il reato commesso dal destinatario della sentenza di patteggiamento. Infatti, secondo l'articolo 445, comma 2, del codice di procedura penale, il reato oggetto della sentenza di applicazione della pena su richiesta si estingue se nel termine di cinque o due anni, a seconda che il patteggiamento abbia riguardato, rispettivamente, un delitto o una contravvenzione, l'imputato non commette un altro reato della stessa indole. Di qui l'incensurabilità della dichiarazione resa da quest'ultimo in ordine al possesso dei requisiti richiesti dal citato articolo 38 del decreto legislativo n.163/2006, secondo cui l'esclusione dalla partecipazione alle gare ad evidenza pubblica non opera quando il reato è stato dichiarato estinto dopo la condanna.

L'indirizzo giurisprudenziale e della Corte Costituzionale
La sentenza del Tar Campania muove dal consolidato indirizzo giurisprudenziale a mente del quale nelle procedure indette per l'aggiudicazione di appalti pubblici i reati commessi in passato dal partecipante e dichiarati estinti dall'Autorità giudiziaria sono ininfluenti in sede di valutazione della sua moralità professionale e non devono neppure essere dichiarati (Consiglio di Stato - Sentenza n.7257/2009 ).
Ragione per la quale deve essere esclusa la necessità di dichiarare, ai sensi del su indicato articolo 38, comma 1, lettera c), del codice dei contratti pubblici, le pronunce per le quali si sia estinto il reato ovvero sia intervenuta la riabilitazione (Tar Lazio Roma- Sentenza n. 5194/2009).
Resta fermo che, a tutela della certezza dei rapporti giuridici e dei vantaggi che derivano al condannato dal rito premiale, l'estinzione del reato ex articolo 445, comma 2, del codice di procedura penale deve essere dichiarata da una pronuncia del giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'articolo 676 dello stesso codice (vedasi, ex multis, Cassazione, Sezione I Penale - Sentenza n. 32801/2005 e Consiglio di Stato- Sentenza n.1331/2007 ).

Principio, quest'ultimo, aderente all'interpretazione fornita dalla Sentenza n. 107/1998 della Corte costituzionale, secondo cui l'effetto preclusivo all'estinzione del reato non consegue al mero fatto di aver commesso un delitto, bensì all'accertamento di responsabilità contenuto in una sentenza irrevocabile di condanna, per cui spetta al giudice dell'esecuzione la decisione in proposito.
A tale organo compete infatti attivare gli accertamenti diretti a verificare se siano state o meno pronunciate nei confronti di chi ha patteggiato la pena sentenze irrevocabili di condanna per delitti o contravvenzioni commessi, rispettivamente, entro cinque o due anni dalla data in cui è divenuta irrevocabile l'ultima sentenza di applicazione della pena. Anche perché l'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313 prevede l'eliminazione delle iscrizioni nel casellario dei soli reati di competenza del giudice di pace (Cassazione, Sezione III Penale- Sentenza n.230955).


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