Lavori Pubblici

Autorizzazioni paesaggistiche, stop ai «rimpalli» tra Comuni e sovrintendenze

Mauro Salerno

Decreto Cultura: 60 giorni per il parere del sovrintendente, poi decide l'ente locale. Termine di validità dell'autorizzazione legato all'efficiacia del titolo edilizio

Precisazione della validità del "permesso" e stop al rimpallo di responsabilità tra Comuni e sovrintendenze. Con il decreto legge Cultura (Dl 83/2014, andato in Gazzetta il 31 maggio ) il Governo interviene ancora una volta sull'autorizzazione paesaggistica, ovvero il via libera necessario per interventi edilizi da realizzare su aree vincolate per motivi di paesaggio.

I precedenti

Gli interventi varati nel 2013 avevano lo scopo di allungare il periodo di validità dell'autorizzazione, in modo da consentire la conclusione di lavori magari rallentati a causa della crisi edilizia. Con un primo intervento del decreto fare (Dl 69/2013) si era stabilito che se i lavori erano iniziati nei cinque anni dal rilascio, l'autorizzazione restava valida per tutta la durata dei lavori stessi. Dunque era sufficiente aprire il cantiere nei cinque anni di validità dell'autorizzazione per essere certi di poter concludere l'opera senza nuovi adempimenti: anche oltre i cinque anni di validità del permesso. Questa norma, giudicata però troppo estensiva, è stata subito dopo ritoccata con il cosiddetto "Valore Cultura". Il decreto, intervenendo sull'articolo 146 del codice dei Beni culturali (Dlgs 42/2004) ha rimesso un paletto preciso, stabilendo che «i lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell'autorizzazione possono essere conclusi entro e non oltre l'anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo». Quindi solo un anno in più. Oltre questo termine è necessario chiedere un nuovo permesso alle autorità (clicca qui per la ricostruzione del quadro ).

Le nuove disposizioni
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Dal decreto Cultura arrivano ora due novità. La prima riguarda la precisazione del momento in cui scattano i cinque anni di validità dell'autorizzazione. Aspetto su cui in passato si è più volte esercitata la giurisprudenza. Era incerto infatti se il termine decorresse dall'ok del Comune o dal rilascio del parere della Sovrintendenza. Con un'aggiunta al comma 4 dell'articolo 146 del codice dei Beni culturali si lega l'autorizzazione al permesso edilizio chiarendo che «il termine di efficacia dell'autorizzazione decorre dal giorno in cui acquista efficacia il titolo edilizio eventualmente necessario per la realizzazione dell'intervento». A meno che, «il ritardo in ordine al rilascio e alla conseguente efficacia di quest'ultimo non sia dipeso da circostanze imputabili all'interessato». Norma evidentemente mirata a scongiurare atteggiamenti dilatori da parte di chi richiede il permesso con lo scopo di allungare artificiosamente il termine di scadenza.

La seconda novità riguarda le procedure per il rilascio dell'autorizzazione. Qui l'obiettivo è evitare la melina tra Comune (delegato dalla Regione) e sovrintendenza. Finora i passaggi previsti erano:
- domanda al Comune, che ha 40 giorni di tempo per istruire la domanda e presentarla alla sovrintendenza;
- poi parere vincolante del Sovrintendente entro i successivi 45 giorni.
Proprio qui cominciavano i problemi. In caso di mancato parere infatti l'unica via d'uscita era l'eventuale richiesta di una conferenza di servizi da parte del Comune, con invito del sovrintendente a partecipare o a inviare un parere scritto.

Per accelerare i tempi il decreto Cultura concede un massimo di 60 giorni alla sovrintendenza per rilasciare il parere. Poi è il Comune a dover decidere. Con una modifica al comma 9 dell'articolo 146 del Dlgs 42/2004 viene infatti spazzata via la conferenza di servizi e si stabilisce che «decorsi inutilmente sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente senza che questi abbia reso il prescritto parere, l'amministrazione competente provvede comunque sulla domanda di autorizzazione».

Regolamento di semplificazione
Altre semplificazioni potranno arrivare poi con un nuovo regolamento per accelerare le procedure di autorizzazione degli interventi di lieve entità che il Governo potrà varare su proposta del ministero dei Beni culturali.


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