Lavori Pubblici

Riforma urbanistica, Viviani (Inu): «Il piano strutturale deve essere di area vasta»

Alessandro Arona

Il presidente dell'Istituto nazionale di urbanistica commenta a caldo la bozza di ddl della Commissione Lupi, anctipato da «Edilizia e Territorio»

Il presidente dell'Istituto nazionale di urbanistrica (Inu), Silvia Viviani, apprezza l'iniziativa per la riforma urbanistica avviata dal Ministro Lupi. «Dopo anni di tentativi di riforma - scrive Viviani nell'intervento inviato al nostro giornale - mai giunti a buon fine, è più che apprezzabile che la proposta venga dal Governo e che contenga princìpi e strumenti necessari per adeguare il processo di programmazione territoriale alla contemporaneità».

Leggi l'intervento integrale del presidente dell'Inu Silvia Viviani

Viviani apprezza anche la spinta al rinnovo urbano, la modifica agli standard, il doppio livello di pianificazione strutturale-operativa, il ritorno di un «embrione di politiche nazionali, con la Direttiva quadro territoriale».

Tuttavia - incalza la Viviani - «si potrebbe utilizzare meglio l'esperienza consolidata nel ventennio di applicazione delle riforme regionali, per spingere maggiormente sulla piattaforma della pianificazione strutturale, ossia sul livello territoriale e strategico non conformativo di area vasta (Città metropolitana, Unioni dei Comuni, Province)». «Il piano strutturale di livello comunale non convince più, ne abbiamo monitorato gli esiti, dobbiamo constatare l'allungamento dei tempi e l'aggravamento procedurale nel livello comunale, che, invece, deve potersi dedicare operativamente al rinnovo urbano, al progetto urbanistico».

Ci spieghi meglio presidente Viviani: il testo della Commissione Lupi nasce già vecchio?
La parte generale della legge, quella con i principi urbanistici, è la più debole. Il piano strutturale deve essere di area vasta, poi ogni Comune elabora e approva il suo piano operativo. Bisogna anche fare chiarezza a livello istituzionale: la legge Delrio prevede la comptenza delle Città metropolitane sul piano di area vasta. Noi siamo d'accordo ad abolire del tutto le province, per cui dove non ci sono le Città metropolitane dovrebero essere le Unioni di Comuni a fare il piano strutturale di area vasta. Dovremmo anche mettere risorse dei programmi europei per la pianificazione di area vasta.

Come dovrebbero essere fatte le Unioni di Comuni?
I Comuni dovrebbero essere uniti in base a criteri stabiliti dalle Regioni.

Di cosa dovrebbe occuparsi in particolare la pianificazione strutturale di area vasta?
Della sicurezza del suolo, delle reti naturalistiche ed ecologiche, delle reti infrastrutturali, delle politiche abitative, della grande produzione e l'industria, delle politiche paesaggistiche e agricole. Vanno rotte le gabbie amministrative.

La perequazione e compensazione dovrebbero essere facoltativi, come dice il ddl, o obbligatori per tutti i Comuni?
Sono principi necessari sia a livello territoriale (di area vasta) sia a livello urbanistico (nel rapporto pubblico-privato e tra privati). Vanno dunque senz'altro sanciti in modo più forte di quanto faccia la bozza di ddl. Devono diventare una pratica ordinaria. Ma anche su questo la bozza sembra un po' vecchia, sembra guardare ancora più all'espansione che alla riqualificazione. Applicare la perequazione alla riqualfiicazione urbana è più difficile. Vanno calcolati tutti i costi, anche di bonifica e di demolizione, e deve servire a incentivare il trasferimento delle cubature incongrue o eccedenti.
Noi non crediamo alla borsa dei diritti edificatori: troppo teorica e complicata. Bisogna costruire progetti concreti di riqualificazione e trasferimento di cubature; anche con una concorrenza tra progetti e operatori, ma sempre con un preciso legame tra aree "di decollo" e "di atterraggio" dei diritti edificatori.

Una volta fatta la riforma, come garantire tempi rapidi di recepimento da parte degli enti locali, cosa che non è mai avvenuta dopo le leggi regionali di riforma?
Bisogna unire, coordinare, la programmazione delle opere pubbliche ai piani urbanistici: le previsioni dei piani urbanistici devono essere realizzabii, fattibili.
Vanno anche benissimo, per attuare la riforma, finanziamenti ai Comuni per rinnovare la pianificazione, e scadenze rigorose per farlo.


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