Lavori Pubblici

Dietrofont Stp: per le Entrate sono soggette a reddito d'impresa

GIulio Gavelli e Massimo Sirri

Ma le società tra professionisti restano poco attraenti: il vantaggio della possibilità di fruire di alcune agevolazioni connesse al reddito d'impresa (come l'Ace), non bastano a compensare gli svantaggi connessi all'applicazione del principio di competenza

Quando i professionisti, associandosi tra loro ed eventualmente con soggetti non professionisti, scelgono la forma della Stp, vengono inevitabilmente attratti nel regime del reddito d'impresa, con tutte le conseguenze del caso. È questa l'interpretazione resa l' 8 maggio dalla direzione centrale normativa dell'agenzia delle Entrate, in sede di risposta ad interpello.
L'articolo 10, comma 3, della legge n. 183/2011 e il decreto del ministero della Giustizia n. 34 dell' 8 febbraio 2013, che disciplinano le società tra professionisti, hanno tralasciato di indicare quale sia l'inquadramento tributario del reddito prodotto, pur trattandosi di entità del tutto peculiari, ossia soggetti societari che, al tempo stesso, svolgono esclusivamente attività professionale. I chiarimenti forniti in passato dalle Entrate sono stati oscillanti, atteso che è stato definito (con risoluzione n. 118/2003) quale reddito di lavoro autonomo, quello prodotto dalle società tra avvocati di cui al dlgs n. 96/2001 (nonostante tale disciplina rinviasse alle Snc), mentre è stato qualificato alla stregua di reddito d'impresa, quello delle società di ingegneria, di cui alla legge n. 109/1994 (risoluzione n. 56/2006).

Nel caso di specie, l'istante (una Stp costituita in forma di Srl per svolgere le attività di dottore commercialista, esperto contabile, revisore legale e consulente del lavoro) ha chiesto chiarimenti in merito alla tipologia del reddito prodotto, alla sua determinazione nell'ambito dell'imposizione diretta e dell'Irap, all'eventuale assoggettamento dei compensi a ritenuta e del reddito a contribuzione previdenziale.

Pur tralasciando l'aspetto previdenziale, l'agenzia delle Entrate fornisce risposte molto nette sotto l'aspetto tributario. A suo avviso, infatti, anche per le società tra professionisti, opera a tutto tondo il principio affermato dagli articoli 6, ultimo comma e 81 del Tuir, che attraggono nel reddito d'impresa i redditi prodotti dalle società di persone non semplici, dalle società di capitali e dagli enti commerciali. Risulterebbe «determinante il fatto di operare in una veste giuridica societaria», mentre non assumerebbe «alcuna rilevanza» l'esercizio dell'attività professionale. Ciò determina l'applicazione del principio di competenza (in luogo di quello di cassa) e il non assoggettamento alla ritenuta d'acconto di cui all'articolo 25 del Dpr n. 600/73 dei compensi relativi alle prestazioni rese. Anche ai fini Irap, il valore della produzione va determinato sulla base delle disposizioni che regolano gli imprenditori commerciali (articoli 5 e 5-bis del Dlgs n. 446/97), in luogo di quella che attiene ai lavoratori autonomi (articolo 8).

Questa risposta stupisce perchè si presenta opposta a quanto previsto dal disegno di legge («Pacchetto semplificazioni») approvato in Consiglio dei ministri il 19 giugno 2013 e poi presentato in Senato. Qui la Stp veniva equiparata alle associazioni professionali esistenti (articolo 5, comma 3, lettera c, del Tuir) sia per la qualificazione del reddito, che per l'applicazione del principio di trasparenza. In tal senso si sono anche espressi l'istituto di ricerca dei dottori commercialisti ed esperti contabili (circolare n. 34/Ir/2013), la fondazione studi dei consulenti del lavoro (circolare n. 6/2013) e il Cup (circolare del 30 dicembre 2011).

Tali conclusioni rendono ben poco appetibile la Stp ai professionisti. Il vantaggio del mancato assoggettamento a ritenuta dei compensi e della possibilità di fruire di alcune agevolazioni connesse al reddito d'impresa (come l'Ace), non bastano a compensare gli svantaggi connessi all'applicazione del principio di competenza. Inoltre, in un periodo in cui i mancati incassi delle parcelle non sono infrequenti, l'idea di anticipare l'imposizione Ires, Irpef e Irap su prestazioni eseguite, ma non incassate, non può dirsi attraente, senza considerare le difficoltà di individuare in ambito professionale quando una prestazione possa dirsi terminata - e quindi imponibile - con conseguente applicazione del principio di correlazione sui costi.


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