Lavori Pubblici

Realacci: stop a requisiti di fatturato e organico per le gare di progettazione

Mauro Salerno

Il presidente della Commissione Lavori pubblici della Camera chiede l'intervento dell'Autorità di Vigilanza: parametri del regolamento appalti troppo severi e in contraddizione con il codice

Stop ai requisiti di fatturato e organico nelle gare di progettazione. Parametri che nella maggiorparte dei casi si tramutano in barriere capaci di impedire l'accesso al mercato dei progettisti più giovani o degli studi professionali dalle spalle meno larghe. È quello che chiede il presidente della Commissione lavori pubblici della Camera con una lettera inviata al presidente dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici Sergio Santoro.

Al centro della questione ci sono le norme del regolamento appalti (Dpr 207/2010, articolo 263) che impongono il rispetto di una serie di requisiti di natura tecnico-economica ai progettisti interessati a partecipare alle gare per servizi di ingegneria e architettura banditi dalle Pa.
In particolare, sul fronte economico il regolamento chiede ai professionisti di dimostrare un fatturato per servizi di progettazione (raggiunto nei 5 anni precedenti alla gara) compreso tra 2 e 4 volte l'importo del progetto. Dal punto di vista tecnico si tratta di aver eseguito (nei 10 anni precedenti) progetti analoghi a quelli di gara per un importo globale tra 1 e 2 volte rispetto all'importo dei lavori da eseguire. E conta anche l'organico, da esibire in una misura variabile tra il doppio e il triplo rispetto alle unità stimate nel bando per lo svolgimento dell'incarico.
Realacci cita i dati dell'Agenzia delle Entrate che la Rete delle professioni tecniche ha presentato l'8 maggio insieme a un pacchetto di proposte relative alla riforma del codice degli appalti, innescata dall'obbligo di recepire le nuove direttive europee entro la primavera del 2016

I dati delle Entrate dicono che su 141.618 «strutture professionali dell'area tecnica» solo 1.983 esibiscono più di 5 addetti, pari all'1,4%. «Questo significa - aggiunge il presidente della Commissione lavori pubblici della camera - che nelle gare, per le quali la stazione appaltante ha fissato un numero di unità stimate superiore a cinque (la stragrande maggioranza), si è registrata di fatto una chiusura mediamente pari al 98,6%». Una barriera che contrasta con le indicazioni della nuova direttiva che spingono «sulla necessità di aprire il mercato alle Pmi». Ma soprattutto, nota Realacci, con le previsioni del codice degli appalti (articolo 41, norma gerarchicamente superiore rispetto al regolamento attuativo) che dichiara «illegittimi i criteri che fissano, senza congrua motivazione, limiti di accesso connessi al fatturato aziendale».

Di qui il chiarimento richiesto a Santoro. Che Realacci sollecita proprio perché «le stazioni appaltanti continuano a prevedere sistematicamente, e senza congrua motivazione, limiti di accesso connessi al fatturato».


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