Lavori Pubblici

Efficienza energetica, appello Ance: più fondi per la Pa e bonus 65% fino al 2020

Alessia Tripodi

Audizione alla Camera sullo schema di decreto che recepisce la direttiva 2012/27: per i costruttori «troppi provvedimenti attuativi, rischio fallimento»

Stabilizzare l'ecobonus 65% «almeno fino al 2020», aumentare i fondi per la riqualificazione degli immobili della Pa centrale e stabilire subito le regole per l'accesso al Fondo rotativo per il finanziamento degli interventi sugli altri edifici. Queste le principali modifiche che andrebbero apportate al decreto legislativo sull'efficienza energetica secondo i costruttori dell'Ance, che oggi hanno espresso le loro valutazioni nel corso di un'audizione alla Camera. Secondo l'Ance il testo - varato il mese scorso dal Consiglio dei ministri in recepimento della direttiva Ue 2012/27 e che prevede lo stanziamento di 800 milioni da qui al 2020 per l'efficienza di case e immobili pubblici e per le imprese energivore (clicca qui ) - contiene molti aspetti positivi che rischiano di essere vanificati da diverse criticità. Innanzitutto le risorse stanziate per il programma di efficientamento energetico della Pa - il 3% annuo della superficie dal 2014 al 2020 - che secondo i costruttori sono insufficienti, «addirittura inferiori alle stime allegate al testo» e andrebbero integrate «anche attingendo ai fondi comunitari». Per quanto riguarda gli altri edifici, pubblici e privati, le azioni di riqualificazione rischiano di fallire a causa dei «troppi provvedimenti attuativi» e dei «troppi soggetti coinvolti», mentre è necessario fissare «entro il 2014 le regole e i limiti per permettere l'accesso al Fondo rotativo per gli interventi».

Altro punto punto è quello degli incentivi: l'Ance fa notare che la direttiva chiede di aumentare potenza ed efficacia degli sgravi, obiettivo che si può raggiungere «stabilizzando il bonus 65% almeno fino al 2020» e «premiando di più le riqualificazioni che danno i risultati migliori in termini di risparmio ed efficienza». E' necessario, poi, prevedere accordi «verdi» sul modello dei Green Deal inglesi per promuovere la riqualificazione dei condomini e degli immobili in affitto e, non ultimo, concludono i costruttori, rivedere al più presto le regole sull'obbligo di utilizzo di fonti rinnovabili negli edifici nuovi e in quelli sottoposti a ristrutturazioni «pesanti» previste dal Dlgs 28/2011, un testo che fissa criteri «estremamente severi e dannosi per il settore edile» e ormai «non più coerenti con le disposizioni introdotte dal Dl 63/2013».


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