Lavori Pubblici

Collegato Ambiente, l'Ance: «Sconti su appalti verdi poco incisivi, puntare su bonus 65% e fondi Ue»

Alessia Tripodi

Alla Camera audizione dei costruttori sul Ddl per la green economy: «Puntare su interventi per efficienza del patrimonio edilizio e recupero di suolo»

L'impatto delle agevolazioni per appalti «green» avrà un impatto «ridottissimo» sul mercato. Mentre sarebbe più efficace puntare sull'efficienza energetica del patrimonio edilizio stabilizzando il bonus 65% e mettendo il tema della riqualificazione urbana al centro della programmazione 2014-2020 dei Fondi strutturali europei. Sono le osservazioni avanzate ieri dai costruttori dell'Ance nel corso dell'audizione alla Camera sul ddl Ambiente collegato alla legge di stabilità, il provvedimento per la promozione della «green economy» approvato nei mesi scorsi dal Consiglio dei ministri che, oltre alle misure sugli appalti verdi, prevede l'unificazione di Via, Vas e Aia in un'unica commissione, fondi per gli invesimenti idrici e per la demolizione degli immobili abusivi nelle aree a rischio idrogeologico (clicca qui ).

Il Ddl, seguendo le indicazione delle direttive Ue, modifica il Codice dei contratti prevedendo uno sconto del 20% della cauzione provvisoria per le imprese in possesso di certificazioni ambientali Emas (per l'organizzazione aziendale) o di marchio Ecolabel (per i prodotti) che partecipano ad appalti pubblici: misura che «rischia di essere utilizzabile da un ridottissimo numero di aziende» sottolinea l'Ance, visto che solo pochissime realtà possiedono tali requisiti (nel caso del marchio Emas, per esempio, risultano registrate solo 19 imprese su 1.515). Lo stesso dicasi per l'altra novità, quella che riguarda l'introduzione del possesso di Ecolabel e del ciclo di vita dell'opera tra i criteri per la valutazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa: in questo caso, spiegano ancora i costruttori, ente europeo di normazione (Cen) sta ancora lavorando alla normativa per la sostenibilità ambientale delle costruzioni, mentre per «quanto riguarda i costi ambientali esterni il quadro normativo non è ancora in gradi di fornire alle stazioni appaltanti i giusti criteri di stima».

Per questo, pur apprezzando i contenuti e le intenzioni del Ddl, i costruttori propongono al Governo di ampliare il raggio d'azione del provvedimento, introducendo anche misure per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio in vista degli obiettivi per il 2020 previsti dalla Ue. E se l'efficientamento degli edifici esistenti - «il 70% dei quali costruiti prima del 1976, anno di entrata in vigore della prima norma sull'efficienza» - rappresenta un «fondamentale volano per la ripresa», dice l'Ance, è necessario prevedere anche incentivi per l'utilizzo di materiali di recupero, un piano per il recupero delle aree dismesse, azioni di formazione e aggiornamento professionale per i «green jobs», senza perdere l'occasione della programmazione 2014-2020 dei fondi Ue e nazionali (ex Fas) che mette in campo 111 miliardi.


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