Lavori Pubblici

Riforma Pa: freno ai ricorsi al Tar, moduli unici per l'edilizia privata

Alessandro Arona

In Consiglio dei Ministri le Linee guida per la riforma: ora un mese di consultazione con dipendenti e sindacati, poi il 13 giugno il ddl delega (e se necessario anche un decreto legge)

Avanti spediti sul progetto dei moduli standard in materia di pratiche edilizie (anticipato sul numero 16-17 di «Edilizia e Territorio», a pagina 4), che confluirà nel disegno di legge delega di riforma della Pa di cui il Governo ha annunciato l'approvazione per il 13 giugno prossimo.
Il Governo ha discusso oggi le Linee guida per la riforma della PA elaborate dal ministro Marianna Madia e dal premier Matteo Renzi. Lo stesso Renzi ha spiegato che il mese in più di tempo servirà per avviare un'ampia consultazione, che coinvolga in via diretta i singoli dipendenti pubblici (scarica la lettera Renzi-Madia ai dipendenti ), per poi arrivare il 13 giugno con l'approvazione del Ddl delega e «se necessario con alcune norme da inserire in un decreto legge - ha detto Renzi - anche se preferirei evitarlo».

L'obiettivo di fondo della riforma - ha spiegato Renzi - non è risparmiare, ma fare funzionare meglio la pubblica aministrazione. Tra le novità annunciate - di interesse per il nostro sito - anche una riforma del processo amministrativo che disincentivi ancora di più le "liti temerarie", aumentando le relative sanzioni in caso di rigetto per manifesta inforndatezza e introducendo regole più selettive per la concessione della sospensiva.

Renzi e Madia hanno annunciato anche una «riorganizzazione del sistema delle Autorities» (senza però aggiungere ulteriori dettagli). E l'eliminazione dell'obbligo per le imprese di iscriversi alle Camere di Commercio («sarà una facoltà»).

Renzi ha poi confermato l'obiettivo già annunciato dal Ministro Madia nelle settimane scorse di «unificazione e standardizzazione della modulistica in materia di edilizia ed ambiente».
Il nemico numero uno in materia edilizia, dunque, è il caos normativo, il sovrapporsi di leggi nazionali e regionali e di regolamenti edilizi comunali. Il primo step, a legislazione vigente, sarà la modulistica standard per presentare la domanda di titoli edilizi. «Stiamo lavorando da mesi – spiegano al Dipartimento semplificazione di Palazzo Chigi – con Regioni e Anci per costruire una modulistica standard sulle procedure edilizie. Siamo partiti da Scia e permesso di costruire, ma l'obiettivo è di estendere il lavoro anche ad altre procedure». Nel modello ci saranno parti fisse uguali per tutti e delle parti variabili, che necessariamente dovranno tenere conto delle normative regionali, «e saranno le Regioni - spiegano - a dover adattare il modello prima di renderlo operativo sul proprio territorio. Il modello sarà cartaceo ma soprattutto on line, dove a seconda dei contenuti che devono essere indicati si apriranno successive finestre da compilare».
Una norma di legge sarà necessaria per stabilire che questi modelli sono "livello essenziale delle prestazioni", e dunque diventano obbligatori. «Il problema più grande – ammettono a Palazzo Chigi - sarà applicare questi modelli ai singoli Comuni. I vertici dell'Anci però ci appoggiano in modo convinto».
L'obiettivo di fondo del Dipartimento Semplificazione è tuttavia resta quello di eliminare la babele di norme locali, sostituendole con un'unico "regolamento edilizio nazionale"; ma per questo servirà la riforma del Titolo V.
Il Ddl Boschi per la riforma costituzionale assegna alla competenza esclusiva statale la fissazione delle «norme generali» in materia di governo del territorio, quindi nel testo attuale resterà uno spazio di autonomia delle Regioni nel fissare norme di dettaglio.
Altri obiettivi a cui sta lavorando il ministero in materia edilizia, partendo dalle segnalazioni dei cittadini (leggi qua ), sono : 1) far funzionare gli Sportelli unici edilizia (semplificando le procedure, in primis, riducendo i pareri necessari, ma anche stimolando funzioni associate o prevedendo forme di assistenza tecnica per i piccoli comuni); 2) superare i "blocchi" dei pareri paesistici e delle Soprintendenze («dobbiamo ridurre i casi in cui il parere serve»); 3) riforma della conferenza di servizi («riduciamo a pochi casi la convocazione fisica di tutti intorno al tavolo, facciamo le conferenze condividendo on line documenti e pareri»).


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