Lavori Pubblici

Decreto Irpef: 35 stazioni appaltanti in Italia, ruolo forte all'Autorità di vigilanza

Mauro Salerno

La bozza del provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri precisa il numero dei «soggetti aggregatori» e rilancia il ruolo di Via Ripetta. Entro il 30 giugno appalti centralizzati per tutti i Comuni non capoluogo

Saranno non più di 35 le stazioni appaltanti in Italia. O meglio i «soggetti aggregatori», come li definisce l'ultima versione del decreto legge varato dal Consiglio dei ministri venerdì 18 aprile, nel capitolo dedicato alla razionalizzazione della spesa pubblica. La principale novità riguardo alle bozze circolate negli ultimi giorni riguarda l'esatta definizione del numero delle centrali di acquisto «presenti sul territorio nazionale» che non potranno in ogni caso essere più di 35. A una prima lettura rimane il dubbio che l'obbligo di centralizzare gli acquisti riguardi anche gli appalti di lavori pubblici, oltre a forniture e servizi. Gli articoli dedicati alla razionalizzazione della spesa fanno esplicito riferimento all'«acquisizione di beni e servizi», definizione che in genere esclude l'esecuzione di lavori. Ma il fatto che l'elenco dei «soggetti aggregatori» debba essere costituito all'interno dell'Anagrafe unica delle stazioni appaltanti gestita dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici lascia spazio alle interpretazioni. Anche perché nei documenti circolati finora non era mai stata annunciata l'intenzione di separare il destino dei lavori pubblici da quello di forniture e servizi, accentrando solo i secondi e lasciando i primi nelle mani delle attuali 32mila stazioni appaltanti attive in Italia.

L'altra novità del decreto riguarda il destino dell'Autorità di Vigilanza guidata da Sergio Santoro, che a dispetto degli annunci di ridimensionamento o abolizione, almeno sulla carta, conquista un ruolo da protagonista nella lotta agli sprechi della pubblica amministrazione.

I soggetti aggregatori. L'elenco delle centrali di committenza sarà costituito nell'ambito dell'Anagrafe unica delle stazioni appaltanti tenuta dall'Autorità. Ne fanno parte "di diritto" la Consip e una centrale di committenza per ciascuna regione, se già costituita. Altrimenti, per le Regioni, scatta comunque l'obbligo di designare un soggetto aggregatore entro la fine dell'anno (31 dicembre 2014). Oltre a Consip e centrali regionali devono chiedere l'iscrizione all'elenco tenuto da Via Ripetta anche le centrali di committenza già attive (come le unioni di comuni). Spetterà comunque a un decreto del Presidente del Consiglio (di concerto con l'Economia) definire i requisiti per l'iscrizione al "club", come la stabilità dell'attività svolta dalla centrale acquisti e il valore di spesa ritenuto significativo per l'aggregazione della domanda. In ogni caso, precisa la bozza di decreto, «il numero complessivo di soggetti aggregatori presenti sul territorio nazionale non può essere superiore a 35».

Il decreto istituisce anche il «Tavolo tecnico di soggetti aggregatori» con il compito di raccogliere e trasmettere dati e analisi a Governo e Autorità di Vigilanza sulla spesa pubblica. Sarà poi un altro Dpcm, da varare entro il 31 dicembre di ogni anno, a definire per quali categorie di beni e servizi scatta per Pa centrali e periferiche, Regioni, enti regionali e del servizio sanitario nazionale, l'obbligo di acquisto centralizzato tramite Consip o centrale regionale. Da questo vincolo vengono escluse scuole e università.

Comuni. La bozza di decreto modifica l'obbligo di bandire le gare di appalto in forma centralizzata a livello comunale. Il vincolo a riunirsi per appaltare imposto dall'articolo 33 del codice appalti (comma 3-bis) finora riguardava gli enti con meno di 5mila abitanti. Obbligo peraltro mai entrato in vigore e rinviato al 30 giugno 2014 dall'ultimo decreto milleproroghe (Dl 150/2013) . Ora il decreto varato venerdì estende il tiro, includendo tutti i comuni non capoluogo. Questi enti potranno assegnare lavori o acquistare beni e servizi solo nell'ambito di una unione di comuni, oppure avvalendosi delle strutture di un consorzio o ricorrendo a un soggetto aggregatore. L'alternativa è effettuare gare telematiche tramite la Consip o gestite da un'altra centrale di committenza. Allo stato non cambia la data rinviata da ultimo dal decreto milleproroghe che fa scattare l'obbligo dal 30 giugno.

Ruolo dell'Autorità
. Il decreto assegna un ruolo forte all'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, in qualche modo allontanando le ipotesi di chiusura dell'organo di vigilanza sugli appalti. Molti i compiti assegnati a via Ripetta, oltre a quello di gestire l'anagrafe delle stazioni appaltanti, Spetterà all'Authority fornire alla Pa (e pubblicare sul proprio sito) entro il 31 ottobre 2014 i prezzi di riferimento di beni e servizi tra quelli di maggiore impatto sui conti della Pa. Questi prezzi costituiranno prezzo massimo di aggiudicazione anche nelle gare affidate con il criterio dell'offerta più vantaggiosa. I contratti affidati senza tenere conto di questo tetto massimo saranno considerati nulli.

L'Autorità dovrà anche controllare che il nuovo sistema funzioni a dovere, avvalendosi del supporto della Guardia di finanza e della Ragioneria. In questo ambito riceverà anche dalle Pa - entro il 30 settembre 2014 - i dati dei contratti in essere. I dati oggetto di rilevazione saranno stabiliti sempre da Via Ripetta con una propria delibera.


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