Lavori Pubblici

Vincolo idrogeologico, la conferenza di servizi non può prescindere dal parere dell'Autorità di bacino

Pietro Verna

Il Consiglio di Stato ribadisce il principio che il vincolo a tutela dell'assetto idrogeologico del territorio deve essere assicurato in concreto, mediante l'effettiva e responsabile partecipazione di tutti i soggetti coinvolti

È illegittima la conferenza di servizi per inosservanza del dissenso espresso dall'Autorità di Bacino, in quanto il vincolo a tutela dell'assetto idrogeologico del territorio deve essere assicurato in concreto, mediante l'effettiva e responsabile partecipazione di tutti i soggetti coinvolti. Il principio viene affermato dal Consiglio di Stato, nella sentenza n.1059/2014.

La vicenda processuale
Il contenzioso al vaglio del Consiglio di Stato era sorto in sede di esame ed approvazione del progetto definitivo per la realizzazione della zona portuale di Marina della Lobra e sistemazione del litorale di Chiaia, aree entrambe ricadenti nel Comune di Massa Lubrense (Napoli). Intervento per il quale la civica amministrazione aveva indetto, ai sensi del comma 1, dell'articolo 14 quater della legge n.241/1990, una conferenza di servizi decisoria a cui aveva invitato a partecipare anche l'Autorità di Bacino regionale del Fiume Sarno, quale amministrazione deputata ad esprimere il parere obbligatorio con riferimento alle prescrizioni previste dal "Piano Stralcio per l'assetto idrogeologico del bacino del fiume Sarno".

A seguito di quattro sedute infruttuose a cui la predetta Autorità non aveva partecipato, il Comune aveva convocato una seduta conclusiva della conferenza di servizi alla quale la stessa Autorità - pur non prendendone parte - faceva pervenire, poco prima dell'inizio dei lavori, un fax in cui esprimeva parere contrario all'intervento. L'irrituale esternazione di tale provvedimento induceva il Comune a dichiarane l'inammissibilità (per la mancata presenza fisica alla conferenza dell'Autorità di Bacino) e, quindi, ad approvare l'intervento urbanistico in questione. Di qui il ricorso al Tar Campania-Napoli dinanzi al quale la predetta Autorità risultava soccombente (sentenza n. 4259/2012), in ragione del fatto che, secondo quel Collegio, l'articolo 14 della legge sul procedimento amministrativo sancisce l'obbligo della partecipazione alla conferenza delle amministrazioni convocate e l'impossibilità di esprimere, al di fuori di tale consesso, il proprio consenso o dissenso e «che l'unica maggioranza utile ai fini della validità delle decisioni da assumere è quella che risulta fisicamente presente all'adunanza» (in senso conforme Tar Toscana-Sentenza n. 978/2005).

L'orientamento del Consiglio di Stato
La sentenza del massimo organo di giustizia amministrativa, pur concorde con la pronuncia del giudice di primo grado nel ritenere irrituale il diniego dell'Autorità di Bacino, perviene a conclusioni opposte. In altri termini- argomenta il Collegio - l'osservanza delle procedure che regola la conferenza di servizi non può portare alla negazione della ragione stessa di tale strumento di semplificazione dell'attività amministrativa e dei fondanti criteri di economicità e di efficacia stabiliti dall'articolo 1 della legge n.241/1990 e, più in generale, dall'articolo 97 della Carta costituzionale. Ne discende che l'operato del Comune di Massa Lubrense risulta censurabile sotto più profili, in quanto:
-l'Autorità di Bacino aveva evidenziato (sebbene prima ed al di fuori della conferenza di servizio) che rilevanti porzioni dell'intervento urbanistico da realizzare nel tratto di costa in questione ricadevano in zone del Piano stralcio del fiume Sarno «a pericolosità molto elevata da dissesti idrogeologici»;
-il Comune campano, anziché dichiarare tout court inammissibile il parere espresso dall'Autorità di Bacino, avrebbe dovuto promuovere un supplemento di istruttoria e, se del caso, convocare una nuova seduta della conferenza di servizi per l'esame delle criticità segnalate. Ciò in considerazione del fatto che la mancata espressione in seno alla conferenza di servizi del dissenso qualificato da parte di una amministrazione preposta alla tutela di interessi sensibili, come la tutela dell'assetto idrogeologico del territorio, non è idonea a generare l'effetto di rimessione della questione ad altro e superiore livello di governo (articolo 14- quater, comma 3, legge n.241/1990).

In conclusione – rileva il Collegio - l'amministrazione comunale ha avocato a sé un improprio ruolo sindacatorio e di riesame, «giungendo a qualificare inammissibili e infondate le stesse ragioni ostative al progetto, evidenziate dall'amministrazione preposta alla tutela del vincolo idrogeologico».

Scarica la Sentenza 1059/2014 (link )
Scarica la Sentenza del Tar Toscana 978/2005 (link )


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