Lavori Pubblici

Direttive europee in Gazzetta, leggi di recepimento entro il 18 aprile 2016

Alessandro Arona

Concessioni, le nuove regole solo per offerte in gara (o contratti) presentati dopo il 17 aprile 2014: per i project financing in corso, non si applicano dunque le più rigide norme sul «rischio operativo»

Dovranno essere recepite con leggi nazionali entro il 18 aprile 2016 le tre direttive europee sugli appalti pubblici, le concessioni e i "settori esclusi", pubblicate sulla Gazzetta europea del 28 marzo. È questa una delle principali novità che si attendeva di sapere dalla pubblicazione delle tre direttive, approvate dal Parlamento europeo il 15 gennaio scorso e dal Consiglio dell'Unione il 12 febbraio.

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L'altra novità è la norma transitoria sulla direttiva concessioni: le nuove regole per il partenariato pubblico-privato per realizzare opere publiche o di interesse pubblico (oggetto della direttiva) si applicheranno (comunque dopo il recepimento) solo alle concesssioni aggiudicate a partire dal 17 aprile 2014. Anzi, l'articolo 54 della direttiva precisa che sono escluse anche le concessioni la cui offerta in gara sia precedente il 17 aprile 2014.
Era in effetti una delle incognite, la modalità di applicazione alle concessioni già rilasciate del nuovo "testo unico" sulle concessioni (che finora l'Italia non ha, perché le norme europee sulle concessioni sono succintamente riportate all'interno della direttiva appalti, la n. 2004/18/CE). Ora la pubblicazione in Gazzetta della nuova direttiva 2014/23/UE scioglie il dubbio: le nuove regole non si applicano alle concessioni già in essere. Per gli appalti pubblici, invece, di lavori, servizi e forniture, vale la regola generale della data del bando: la legge di recepimento della direttiva si applicherà ai bandi pubblicati successivamente alla sua entrata in vigore.

Nel caso delle concessioni la norma transitoria è rilevante, vista la durata pluriennale delle concessioni. Le nuove regole sull'inasprimento dei rischi da trasferire al privato, infatti, avrebbero creato non pochi problemi se applicate subito alle concessioni in essere. La direttiva 2014/23 stabilisce infatti che la concessione è tale solo se c'è un effettivo trasferimento del rischio operativo al soggetto privato, in modo tale che al concessionario non sia garantito (ma invece soggetto a rischio) di poter rientrare dall'investimento effettuato. Non saranno più ammesse, dunque, quelle forme, palesi o nascoste, di garanzia offerte al privato dai rischi derivanti ad esempio da oscillazioni troppo marcate degli introiti da mercato (come ad esempio oggi previsto per il project financing della Pedemontana Veneta) o la fissazione di canoni pagati dalla Pa che non contengano effettive e "rischiose" oscillazioni (o penali) legate alla qualità o affidabilità del servizio offerto.
La nuova direttiva punta dunque a rendere più severo e selettivo il concetto di partenariato pubblico privato (anche perché rientrare in questa definizione consente fra l'altro di non contabilizzare l'investimento ai fini del deficit/Pil) ma al tempo stesso, fissando regole che prima non c'erano, a rendere più aperto di oggi il mercato europeo, sia per le imprese che per i finanziatori.

Nella nuova direttiva sugli appalti, invece, gli obiettivi iniziali della Commissione sono stati annacquati dalle modifiche imposte dai governi nazionali: restano ad esempio gli obiettivi di favorire la partecipazione delle Pmi alle gare, imponendo il frazionamento dei lotti ove tecnicamente possibile, o di ridurre il massimo ribasso a favore dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ma nel testo finale sono indicazioni non vincolanti, che spetterà ai parlamenti nazionali rendere o meno obligatorie.
Resta invece l'obbligo di arrivare a una digitalizzazione integrale delle procedure di gara (richieste di partecipazione, invio di progetti e offerte, ecc.), ma l'obbligo di recepimento è spostato al 18 ottobre 2018.


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