Lavori Pubblici

Cottarelli: 200 milioni dai bandi solo on line (ma pagano già le imprese) - Enti appaltanti, Autorità, débat public: tutte le misure

Mauro Salerno

Nel piano di revisione della spesa anche la riduzione a un massimo di 30-40 stazioni appaltanti dalle attuali 32mila. Introduzione del dèbat public, ispezioni sulle opere Cipe con definanziamento automatico in caso di mancato avvio nei tempi previsti

Tutte le spese sostenute dalla committente per la pubblicazione dell'avviso di gara sui giornali, le spese di contratto, bolli, imposta di registri ecc. sono a carico esclusivo dell'aggiudicatario senza diritto di rivalsa». È la clausoletta inserita ormai in quasi ogni bando di gara pubblicato dalle amministrazioni pubbliche che rischia di minare la previsione di risparmio di 200 milioni all'anno inserita nel piano Cottarelli. La strategia di tagli, resa nota dal commissario della spending review in questi giorni, punta a un risparmio di spesa valutato in 7 miliardi nel 2014. Duecento milioni all'anno (600 milioni nel periodo 2014-2016) dovrebbero arrivare dall'obbligo per le amministrazioni di pubblicare i bandi di gara sui propri siti web e su quelli della regione di riferimento, tagliando cosi di netto le spese per la pubblicazione degli avvisi sui giornali (mentre resterebbe un piccolo costo da ridurre ulteriormente per la pubblicazione dei bandi in Gazzetta).

Peccato che a sostenere i costi di pubblicazione dei bandi sui giornali, dal primo gennaio 2013, non siano più le amministrazioni, ma le imprese o i professionisti (per i servizi di progettazione). La "novità" è prevista dal decreto sviluppo-bis (Dl 179/2012, articolo 34, comma 35). Con una misura inserita nel maxiemendamento alla legge di conversione del decreto il Governo Monti fece infatti un passo indietro rispetto alla cancellazione dell'obbligo di pubblicazione dei bandi di gara in forma cartacea. L'obbligo di pubblicazione sui quotidiani nazionali e locali, previsto dal codice degli appalti, come nota peraltro il piano per la revisione dell spesa pubblica, è rimasto. Allo stesso tempo però - e chissà se questo è sfuggito - è stata fatta salva la cassa delle stazioni appaltanti. Questa la soluzione normativa trovata all'epoca e tuttora in vigore: «A partire dai bandi e dagli avvisi pubblicati successivamente al 1° gennaio 2013, le spese per la pubblicazione» dei bandi di gara sui giornali «sono rimborsate alla stazione appaltante dall'aggiudicatario entro il termine di sessanta giorni dall'aggiudicazione».

Il rimborso, previsto dal decreto Sviluppo-bis copre tanto le spese di pubblicazione dell'avviso della gara che quelle dell'aggiudicazione. Somma non trascurabile. Valutata inizialmente in 75 milioni all'anno (relazione tecnica del decreto sulla spending review). Leggendo il piano varato dal Commissario si scopre ora calcolabile in 200 milioni all'anno. Ed è forse anche per questo che quella norma ha da subito sollevato le proteste di imprese e professionisti. Insomma: a prima vista il dossier Cottarelli sembra accanirsi su una spesa già tagliata, visto che già ora le Pa si limitano semplicemente ad anticipare un costo trasferito ai privati.

Autorità contratti pubblici
Bandi di gara a parte, il piano Cottarelli individua una serie di altre misure pensate per ridurre la spesa pubblica con riflessi sul settore delle opere pubbliche. Salta agli occhi che tra le proposte vi sia (insieme a una serie di altri enti) la soppressione dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, già nel mirino del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Anche se, solo qualche pagina più avanti, con un'apparente contraddizione, il piano indica come misura di spending review la necessità di aprire «completamente» al pubblico proprio la banca dati sui contratti gestita dall'Authority di Via Ripetta.

Opere pubbliche

Un capitolo importante del programma è poi dedicato alla riduzione degli sprechi nel settore delle infrastrutture. Per migliorare la programmazione delle opere pubbliche l'idea è quella di avviare il débat public sul modello previsto dalla legge regionale Toscana «per decidere se e come fare l'opera». Utile anche «accelerare l'istituzione di un "fondo progetti" e di un "fondo opere" trasferendo le risorse solo a progetti che raggiungono determinati livelli di maturazione».
Per risolvere il problema delle opere ferme la proposta è quella di rafforzare «le azioni di sorveglianza nell'esecuzione e messa in esercizio delle opere programmate dal Cipe» con «350/600 ispezioni entro il 2015», oltre al «definanziamento automatico in caso di mancato avvio delle opere». Non solo. In caso di mancata messa in esercizio dell'opera entra 60 giorni dal collaudo scatterebbero le sanzioni con la previsione di «responsabilità erariale/risarcimento danno»).

Stazioni appaltanti
e Rup
Novità in vista anche per i funzionari delle amministrazioni che svolgono il ruolo di responsabile unico del procedimento» con la «revisione dei requisiti, delle funzioni e delle responsabilità. Mentre dovrebbe essere ridotto drasticamente il numero delle stazioni appaltanti. Il piano prevede il taglio degli enti appaltanti dagli attuali 32mila a un massimo di 30-40. In pratica a poter effettuare acquisti di beni e servizi «soprasoglia» rimarrebbero soltanto «Consip, Regioni e città metropolitane». Per i Provveditorati interregionali scatterebbe infatti l'obbligo di «di istituire la Stazione Unica Appaltante su base regionale» con il vincolo «per tutte le amministrazioni di conferire ad essa le gare per i lavori sopra la soglia comunitaria».

Semplificazione
Il piano Cottarelli indivdua anche una serie di misure di semplificazione. Tra queste quella di «consentire la riusabilità dei documenti comprovanti il possesso dei requisiti nell'ambito delle procedure di gara». Per le operazioni di partenariato pubblico privato viene poi proposta la messa a punto di contratti standard.


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