Lavori Pubblici

Scuole e Iacp, dal Governo altri due piani per le piccole opere

Giuseppe Latour e Giorgio Santilli

Dopo il piano «6mila campanili» in Consiglio dei ministri un programma da circa 3 miliardi per l'edilizia scolastica. Nel pacchetto casa 568 milioni per il recupero delle case popolari

Circa tre miliardi per l'edilizia scolastica. Ai quali si aggiungerà mezzo miliardo di euro abbondante per gli immobili degli ex Iacp. Il Governo Renzi lancia, nel suo primo vero Consiglio dei ministri, due nuovi piani immaginati per far ripartire le costruzioni, tramite interventi a pioggia, disseminati su tutto il territorio nazionale. Si sommano a diverse misure già attivate dai precedenti esecutivi, come il Piano città, il Piano 6mila campanili o i 150 milioni di euro destinati dal decreto Fare proprio alle scuole. E, in qualche caso, c'è da sperare che non facciano la stessa fine: tra ricorsi, difficoltà burocratiche e intoppi vari, questi interventi sono andati spesso molto più piano di quello che era stato programmato.

Pacchetto edilizia scolastica
Il pacchetto più sostanzioso sarà quello legato alla scuola. Libererà, secondo le indiscrezioni della vigilia, una cifra vicina ai tre miliardi di euro, grazie all'azione di un commissario straordinario, probabilmente lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. Dentro questo calderone rientrerà, anzitutto, la mobilitazione dei soldi che i Comuni hanno in cassa, finora bloccati dai vincoli del patto di stabilità. Una parte del denaro sarà destinata alla realizzazione di nuovi edifici, sul modello delle procedure accelerate adottate nel caso del terremoto in Emilia Romagna. Ci sarà, poi, il coinvolgimento dei fondi immobiliari, tra i quali comparirà Invimit, la Sgr del ministero del Tesoro. I confini dell'operazione, però, saranno pienamente chiari solo dopo il Consiglio dei ministri.

Ex Iacp
Più definiti i contorni dell'operazione destinata agli ex istituti autonomi per le case popolari. Il primo elemento del piano di recupero in questione prevede il ripristino di alloggi di risulta: in questo modo sarà possibile mettere a disposizione dei cittadini circa 12mila immobili all'anno. Attraverso il finanziamento della manutenzione straordinaria lasciata in arretrato, poi, sarà possibile recuperare fino a 10mila immobili all'anno, contro gli attuali 5mila. A questo scopo vengono messi sul piatto 500 milioni di euro, da pagare tramite un fondo revoche: i finanziamenti revocati saranno individuati tramite un decreto del ministero delle Infrastrutture. Spiega la relazione: «Il finanziamento del piano, oltre che necessario, ha un notevole impatto occupazionale sul settore dell'edilizia attualmente in crisi».

A questo, che è il troncone principale di intervento, si aggiunge un secondo pacchetto: gli alloggi di proprietà degli ex Iacp che, per le loro condizioni degradate, sono privi di soggetti assegnatari, sono oggetto di manutenzione e di recupero e vengono assegnati a persone soggette a procedura di sfratto, residenti nei Comuni capoluogo di Provincia o nei Comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10mila abitanti o, ancora, nei Comuni ad alta tensione abitativa. Per godere di queste agevolazioni andranno rispettati una serie di requisiti: avere un reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27mila euro e avere nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66 per cento. Anche per questo secondo troncone è istituito un apposito fondo, dalla cubatura totale di circa 68 milioni di euro, da coprire tra il 2014 e il 2017.

Seimila campanili
Interventi che si sommano a quelli già in atto, ereditati dai vecchi Governi. Il più noto è il «Piano 6mila campanili», lanciato con il decreto Fare (Dl 69/2013), che ha messo a disposizione 100 milioni di euro per finanziare progetti nelle piccole città con meno di 5mila abitanti, per le varie destinazioni di interesse pubblico. All'inizio di gennaio il ministero ha definito una graduatoria con migliaia di progetti con i requisiti, per un valore di circa tre miliardi di euro. Con la prima tranche da 100 milioni (Dl 69/2013) sono stati finanziati (in base ai tempi di presentazione nel click day) 115 progetti, con la seconda della legge di Stabilità (50 milioni) altri 59. Tra pochi giorni, per allargare il cerchio,dovrebbe arrivare il via libera ad altri progetti per 400 milioni di euro, con fondi derivanti dalla riprogrammazione dei Por 2007-2013 nelle tre regioni, Campania, Calabria e Sicilia, più in ritardo nella spesa. A questi, tra poco, si sommerà un'altra tranche da 300 milioni di euro.

Altri fondi per la scuola
Meno fortunato il piano da 150 milioni di euro per l'edilizia scolastica, avviato anch'esso in base al Dl n. 69 del 2013. Dovevano essere ripartiti tra le Regioni sulla base del numero di edifici presenti sul territorio, del numero di alunni e della situazione del patrimonio edilizio. Il termine ultimo per affidare questi lavori era il 28 febbraio del 2014; a quella data, però, sono pervenute al ministero solo 28 milioni di richieste di finanziamento, così si è resa necessaria una proroga di due mesi tramite il salva Roma ter, da poco approvato dal Governo, portando il termine massimo al 30 aprile del 2014.

Piano città
Mentre avanza a passi lentissimi il «Piano città», lanciato sotto il Governo Monti. La registrazione delle convenzioni attuative dei piani nei 28 Comuni selezionati procede assai a rilento. Si tratta di un passaggio fondamentale, perché consente alle amministrazioni di avviare il cronoprogramma e cominciare a bandire le gare. Il risultato è che i cantieri sarebbero dovuti partire, secondo gli annunci, entro la fine del 2012, ma nella realtà prenderanno forma soltanto nei prossimi mesi. Sempre che non ci siano altri intoppi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA