Lavori Pubblici

Autorità Antitrust, vademecum per scoprire le offerte colluse nelle gare

Giuseppe Latour

La guida è specifica per il settore dei lavori pubblici e rivolta alle pubbliche amministrazioni: consigli per riconoscere e denunciare la presenza di accordi tra imprese lesivi della concorrenza

L'Antitrust mette nel mirino gli appalti pubblici. Dopo qualche stagione nella quale l'interesse dell'Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella verso questo settore ha avuto alti e bassi, l'Agcm ha deciso di invertire la tendenza. E ha presentato presso la sua sede romana, per certificare questo cambio di rotta, un vademecum che offre indicazioni alle stazioni appaltanti su come riconoscere comportamenti contrari al corretto dipanarsi delle dinamiche di mercato.

IL VADEMECUM DELL'AUTORITA '

I numeri sull'azione dell'Antitrust parlano di un interesse ondivago per la materia: dalla sua nascita (anche con altri presidenti) sono stati 23 i casi di procedimenti conclusi nel settore degli appalti pubblici, circa uno all'anno. Pochi, ma dal forte impatto, visto che hanno prodotto sanzioni per 500 milioni di euro. Nell'ultimo periodo, però, si è deciso di potenziare gli sforzi: al momento ci sono ben sei istruttorie aperte per collusione nell'ambito delle gare di appalto, un record storico. Anche da questo nasce l'esigenza di creare un vademecum: le stazioni appaltanti, così, potranno riconoscere i comportamenti sospetti e segnalarli all'Autorità.

«Si tratta di un vademecum che vuole individuare degli indici di possibili collusioni e che si allinea a quelle che sono le indicazioni dell'Ocse sulla materia – spiega proprio Pitruzzella -. Se scattano i segnali di allarme, le stazioni appaltanti devono avvisare l'Autorità».
Anche se questo non basta: per smascherare i comportamenti illeciti è fondamentale anche il dialogo con l'Avcp. «Con l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici abbiamo avviato una stretta collaborazione; in questo settore non possiamo che fare riferimento alla grande mole di dati di cui dispone».
E il presidente di Avcp, Sergio Santoro conferma l'importanza di questa interazione, con qualche esempio: «Un indice di pericolo è dato senza dubbio dal numero di concorrenti. Ma questo dipende molto dalla tipologia di gara. Con la nostra banca dati possiamo dare preziose indicazioni. In caso di servizi, infatti, i concorrenti sono mediamente due o tre, mentre per gli appalti di labvori si arriva a venti. Allora, il livello di partecipazione va commisurato alla tipologia di bando».

Nel merito il vademecum individua cinque fenomeni che possono essere associati a comportamenti anticoncorrenziali. Il primo è il boicottaggio delle gare: la mancata presentazione di offerte per prolungare il contratto esistente.
Il secondo è la cosiddetta "offerta di comodo": sono quelle offerte palesemente troppo elevate, che servono solo a dare alla gara una parvenza di legittimità.
Al terzo posto ci sono subappalti e Ati che, se usati in maniera distorta, possono servire all'illecita spartizione del mercato.
Al quarto c'è la rotazione delle offerte: più imprese si spartiscono il mercato coordinando le loro offerte in diversi appalti.
E, infine, ci sono alcune modalità di partecipazione all'asta sospette, come la presenza di stime analoghe o errori di calcolo simili in offerte diverse.

Alle amministrazioni l'Antitrust chiede di segnalare i casi sospetti, ma solo per le gare sopra la soglia comunitaria: l'avvio di queste linee guida non riguarderà, allora, tutto il mercato. Fatte le sue verifiche, l'Agcm potrà intraprendere un procedimento istruttorio e, al suo esito, accertare la presenza di una condotta lesiva, con un'eventuale sanzione. Se l'infrazione sarà accertata, la stazione appaltante potrà richiedere, sulla base della pronuncia dell'Antitrust, i danni alle imprese che hanno messo in atto la pratica anticoncorrenziale, nel caso in cui l'appalto sia stato già assegnato.


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