Lavori Pubblici

Con il ruolo allargato della Cdp le banche acquisteranno i crediti

Laura Serafini

Il nuovo ruolo che il premier Matteo Renzi sta valutando di conferire alla Cassa depositi e prestiti per il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione dovrebbe passare attraverso una modifica al decreto legge 76 del giugno scorso. Quel decreto aveva trasformato in legge la proposta avanzata di Franco Bassanini, presidente di Cdp, e dell'economista Marcello Messori, per smobilitare subito le risorse senza avere un impatto sul rapporto deficit-Pil, seppure comportando un aumento contabile del debito pubblico. Quel decreto aveva però recepito a macchia di leopardo quella proposta, tagliando alcune parti e modificandone altre: il risultato è che la norma è divenuta del tutto inefficace.

In realtà in quel meccanismo il ruolo della Cdp è più defilato, mentre è più rilevante quello che avrebbero dovuto avere le banche, chiamate come previsto dalla norma a rilevare i debiti dalle imprese (con uno sconto che però è stato cristallizzato non oltre il 2% dalla legge, ingessando la procedura) tutelate da una garanzia statale sui quei crediti che avrebbe mitigato ai fini di Basilea2 gli effetti degli acquisti sul patrimonio. Gli istituti di credito possono poi ristrutturare quei debiti con la Pa, dilazionandoli su 5 anni.

Il passaggio che il decreto non ha recepito - e che il neo premier potrebbe ripristinare - è la possibilità conferita alle banche di cedere il credito, nel caso in cui le amministrazioni si rivelassero inadempienti, alla Cdp (con un limite annuo di 3/5 miliardi) attribuendo alla stessa per legge la garanzia riconosciuta sui mutui (la cosiddetta delegazione di pagamento a valere sulle imposte). L'introduzione nella norma del ruolo della Cassa sarebbe un rafforzativo dell'intero meccanismo. Ma l'ingranaggio che ha reso inefficace la norma è l'inattuazione della garanzia sussidiaria dello Stato sui debiti di parte corrente della Pa.

Nel decreto 76 l'attuazione della garanzia si complica in un percorso accidentato: viene istituito un fondo per la copertura degli oneri connessi al rilascio delle garanzie e il Tesoro viene chiamato a emanare, entro 60 giorni dalla conversione del provvedimento, un decreto ministeriale che definisca le modalità di attuazione della disposizione e di escussione della garanzia. Infine, la garanzia diviene efficace al momento in cui vengono individuate le risorse da destinare al fondo di cui sopra. Quel decreto attuativo non è mai stato emanato: è abbastanza facile immaginare che la Ragioneria abbia alzato le barricate di fronte alla necessità di trovare la copertura finanziaria.

Per gli estensori della proposta è una complicazione inutile: la garanzia è immediatamente efficace e la copertura non serve perchè si tratta di una garanzia del pagamento di debiti già contabilizzati nel debito pubblico (questa contabilizzazione è la premessa per il funzionamento dell'intero impianto). Bisognerà capire come Renzi possa superare il niet delle strutture tecniche del Tesoro. Il nuovo ministro Pier Carlo Padoan ha già fatto sapere che servono approfondimenti.


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