Lavori Pubblici

Crediti con bollino e garanzia per sbloccare 60 miliardi della Pa

Carmine Fotina

Crediti con il "bollino" in tempi certi. È questo uno dei tasselli centrali del piano che il nuovo governo sta elaborando per arrivare allo sblocco totale dei debiti della pubblica amministrazione. Un'operazione che, a detta del premier Matteo Renzi, potrà liberare in 15 giorni quasi 60 miliardi incagliati. La base di partenza già c'è, il cosiddetto "piano Bassanini" parzialmente recepito da una norma durante il governo Letta (si veda Il Sole 24 Ore del 25 febbraio). Ma occorrerà emendarlo. L'idea che circola negli ambienti dell'esecutivo è un sistema vincolante di certificazione che metta le Pa debitrici di fronte a un bivio senza più scappatoie: il credito vantato dalle imprese o è contestato o è automaticamente certificato e computato sia nel debito pubblico sia nel Patto di stabilità interno al momento della scadenza o comunque, nel caso di arretrati, entro tempi certi. Insomma, non dovrebbe essere più possibile per enti locali o Regioni evitare di indicare una data certa di pagamento nei certificati di credito.

A questo correttivo si affiancherebbe un nuovo intervento sul Patto di stabilità interno che dovrebbe facilitare in particolare l'accelerazione dei pagamenti relativi a debiti di parte capitale, consentendo anche di regolarizzare il flusso per debiti successivi al 2012 e assolvere quindi alle obiezioni sollevate dalla Ue sul mancato recepimento della direttiva 2011/7/Ue (l'Italia deve rispondere entro il 10 marzo). Questo schema consentirebbe di attivare, come ultima istanza, la Cassa depositi e prestiti. Sui debiti scaduti e certificati verrebbe messa la garanzia dello Stato, a quel punto le banche sarebbero più propense ad anticipare le fatture alle imprese applicando uno sconto limitato. Le Pa, diventate debitrici delle banche, negozierebbero la ristrutturazione del credito su più anni. Ma nel caso di morosità, il credito garantito dallo Stato potrebbe passare alla Cdp che potrebbe provvedere a una ristrutturazione su un periodo più lungo, facendo perno sulla delegazione di pagamento. Non solo: la Cdp potrebbe impiegare i crediti come collaterale per reperire liquidità dalla Bce.

Sulle cifre, va sottolineato, occorrerebbe innanzitutto un'operazione di chiarezza sulla quale fino ad oggi tutti i tentativi sono andati falliti. I dati certi sono molto scarni e limitati ai debiti accumulati al 31 dicembre 2012: 22,4 miliardi sui 27 previsti per il 2013 dal Dl 35/2013 sono stati già pagati, altri 20 sono già programmati per il 2014 e al ministero dell'Economia avrebbero anche già avviato l'iter. I 60 miliardi citati da Renzi potrebbero, ma il condizionale è ancora d'obbligo, esaurire tutto lo stock. Ottanta miliardi o poco più, considerando anche il ritardo accumulato a partire dal 2013, potrebbero essere una stima verosimile sebbene, all'interno della Ragioneria dello Stato, esista una corrente di pensiero che posiziona l'asticella molto più in basso, intorno ai 50-60 miliardi totali.

Impossibile arrivare a un censimento certo senza una certificazione a prova di bomba. La ritrosia delle Pa locali a certificare è probabilmente legata all'emersione di debito che si rivelerebbe ingestibile con gli attuali vincoli del Patto di stabilità. Uno dei correttivi possibili è una deroga "strutturale" al Patto, e non limitata alle tranche del Dl 35, per consentire alle Pa di impiegare avanzi di amministrazione o altra liquidità disponibile per saldare gli arretrati, limitatamente ai debiti di parte corrente perché questi non impattano sul deficit dell'anno. Resterebbe il problema dei debiti di parte capitale, ma su questa voce si potrebbe tentare di riattualizzare l'idea introdotta e mai attuata dal governo Monti di emettere titoli di Stato finalizzati per coprire parte dei pagamenti.


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