Lavori Pubblici

Strade danneggiate a Roma, l'Authority: «Il sindaco chieda subito alle imprese il ripristino del manto»

Mauro Salerno

Il presidente dell'Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici interviene dopo le polemiche sollevate dal sindaco, Ignazio Marino, per i danni "sproporzionati" causati dal maltempo alla rete stradale della Capitale

Il presidente dell'Autorità sui contratti pubblici Sergio Santoro a gamba tesa sulle polemiche scoppiate a Roma dopo le piogge degli ultimi giorni: con la città bloccata, gli automobilisti costretti a interminabili code e i motociclisti a effettuare gimkane tra le pericolosissime buche apertesi nell'asfalto.

«Abbiamo molte strade dove si sono aperte delle buche o delle vere voragini, dove i lavori erano stati fatti meno di due anni fa. Noi vogliamo che chi fa i lavori garantisca che il manto stradale rimanga in quelle condizioni per almeno 5 anni», ha tuonato il sindaco Ignazio Marino, nel tentativo di rispondere alle accuse di una gestione inadeguata dell'emergenza, rivelatasi alla prova dei fatti meno catastrofica - almeno dal punto di vista atmosferico - di quanto annunciato. O, per meglio dire, capace di generare danni alla città a prima vista sproporzionati rispetto all'intensità dei fenomeni.

«Le richieste del Sindaco Marino sulla garanzie dei lavori effettuati sono giuste e l'irritazione sulle condizioni scadenti del manto stradale, evidenziatesi a seguito delle copiose piogge dei giorni scorsi , sono condivisibili - commenta il presidente dell'Authority dei Lavori pubblici -. Ma non serve invocare nuove norme o richiedere particolari garanzie ulteriori a quelli esistenti, poiché già con le attuali norme è possibile richiedere il ripristino del manto o delle opere all'appaltatore per vizi o difformità».

Per Santoro è evidente che i lavori non sono stati eseguiti a regola d'arte. Il presidente evoca una sorta di "illiceità seriale". Il dubbio sollevato da Santoro è che il bitume usato per le strade non sia stato realizzato secondo la previsione dei capitolati. «Non è possibile che qualche giorno di pioggia basti a trasformare una grande città come Roma in un colabrodo con danni ai cittadini che possono poi trasformarsi in ingenti richieste di risarcimento per le casse comunali».

Insomma il sospetto è che "le imprese abbiano guadagnato due volte": ottenendo l'appalto e poi usando un conglomerato bituminoso più scadente di quello previsto. Magari anche con la complicità di qualche funzionario? «In questi giorni ho viaggiato anche sul raccordo anulare di Roma e anche in altre statali. Come mai - attacca Santoro - le strade gestite dall'Anas tengono perfettamente e quelle degli enti locali no?»

Santoro invita il sindaco a non perdere altro tempo. A verificare i danni e a chiedere subito il ripristino delle opere danneggiate sulla base delle norme di garanzia previste dalle norme sui contratti pubblici e dal codice civile, denunciando eventuali illegittimità all'Autorità e alla magistratura. «Ai sensi dell'art. 141 del codice dei contratti e ai sensi dell'art. 229 del regolamento attuativo l'appaltatore risponde entro due anni dal collaudo delle difformità o vizi che derivano da carenze nella realizzazione dell'opera. Inoltre i Comuni o le stazioni appaltanti possono richiedere all'appaltatore, ai sensi dell'art. 1669 del codice civile, il ripristino delle opere, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l'opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti».

Ma bisogna fare in fretta. Chi ha eseguito male i lavori, incassando comunque il prezzo pattuito, può e deve essere chiamato in causa «purché sia fatta la denunzia entro un anno dalla scoperta». L'Autorità, fa sapere Santoro, ha aperto «una specifica indagine al fine di appurare l'attivazione da parte delle stazioni appaltanti delle procedure sottese al ripristino delle opere a seguito accertamento di vizi o difetti in quanto la mancata attivazione delle suddette procedure configura un danno all'erario».


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