Lavori Pubblici

Ance: più attenzione alle Pmi e paletti all'in house con il recepimento delle direttive Ue

Mauro Salerno

Rafforzare l'attenzione alle Pmi, limitare il ricorso all'in house, imporre alle concessionarie di affidare con gara il 100% dei lavori oggetto di concessione. Sono le richieste avanzate dai costruttori dell'Ance in occasione del ciclo di audizioni aperto ieri dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, in vista del recepimento delle direttive europee su appalti e concessioni approvate dal Parlamento di Strasburgo, lo scorso 15 gennaio.

Per i costruttori i punti di maggiore innovazione delle nuove regole europee riguardano le misure destinare a favorire la partecipazione delle piccole e medie imprese al mercato degli appalti pubblici. Tra questi l'obbligo di motivare la mancata suddivisione degli appalti in lotti («punto di partenza irrinunciabile nella fase di recepimento») e l'abbassamento della soglia di fatturato per la partecipazione alle gare («un miglioramento che rischia di risultare ancora insufficiente»). Fin qui le «luci» della nuova direttiva. Per bocca del presidente Paolo Buzzetti i costruttori non hanno mancato però di sottolineare alcune criticità.

La più importante, dal punto di vista dei costruttori riguarda la nuova disciplina dell'in house «che rischia di allargare notevolmente le maglie di tale modalità esecutiva», che invece dovrebbe restare «quale assoluta eccezione nel panorama degli affidamenti pubblici». Perplessità anche sulla riduzione dei tempi previsti per la presentazione delle offerte (35 giorni rispetto agli attuali 52) e sul rischio che la scelta di limitare il ricorso al massimo ribasso «si tramuti in una generalizzazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa», che richiede un elevato livello di esperienza delle Pa e comporta un costo di partecipazione più alto per le Pmi. Una richiesta precisa arriva rispetto alle misure dirette a tutelare il subappalto con il pagamento diretto dei subaffidatari. In questo caso, ha precisato Buzzetti, dovrà essere la Pa (e non più l'impresa principale) a controllare l'adempimento degli obblighi verso i lavoratori «con conseguente interruzione della responsabilità solidale dell'appaltatore per tali somme». Importante anche la presa di posizione sulle concessioni autostradali. I costruttori auspicano la revisione di un sistema «contraddistinto dall'assenza di una effettiva apertura al mercato concorrenziale», chiedendo che in caso di accorpamenti e proroghe delle concessioni in essere si imponga alle società di affidare con gara il 100% dei lavori «agendo a tutti gli effetti come un'amministrazione aggiudicatrice».

Da parte sua l'Autorità di vigilanza punta a raccogliere l'occasione delle direttive per riordinare tutto il sistema degli appalti, bersagliato da una gragnola di correzioni che negli ultimi due anni ha reso difficile inseguire le novità anche agli addetti ai lavori. Tra le prime proposte, avanzate dal vicepresidente Sergio Gallo, coordinatore delle attività dell'Authority sul recepimento, «la creazione di un codice ad hoc per il partenariato pubblico-privato».


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