Lavori Pubblici

Battaglia sull'abusivismo "di necessità". Realacci: «Il Ddl Falanga non passerà mai alla Camera»

Giuseppe Latour

Il disegno di legge licenziato da Palazzo Madama, promosso dal senatore Falanga, introduce una sorta di sanatoria per gli immobili abusivi occupati da inquilini senza «altra soluzione abitativa»

«Un provvedimento che rende più difficile la lotta contro l'abusivismo edilizio in Campania alla Camera non passerà mai». Il presidente della commissione Ambiente di Montecitorio, Ermete Realacci non usa mezze misure: il disegno di legge Falanga, appena licenziato dal Senato, opera un condono di fatto e, nella sua formulazione attuale, non potrà mai approdare in Gazzetta ufficiale.

Ma partiamo dal merito. Il testo, approdato in sordina fino all'aula di Palazzo Madama, si occupa di «razionalizzazione delle competenze in materia di demolizione dei manufatti abusivi». Le sue previsioni sono generali ma, per stessa ammissione dell'autore, il napoletano Ciro Falanga (Forza Italia), guardano con particolare sensibilità alle vicende della Campania e al fenomeno dell'abusivismo di necessità. Il caso è quello in cui sia già scattata una condanna per abusivismo, ai sensi dell'articolo 44 del Dpr n. 380/2011.

Il giudice, a norma di legge, deve ordinare la demolizione dei manufatti e il pubblico ministero dovrà coordinarne l'esecuzione materiale. Qui, però, si insinua il nuovo disegno di legge: nel provvedimento si stabilisce che il magistrato, qualora si trovasse a gestire una pluralità di procedure, dovrà osservare un ordine di priorità blindato. Al primo posto andranno demoliti gli immobili che «per condizioni strutturali, caratteristiche o modalità costruttive» costituiscono un pericolo già accertato per la pubblica e privata incolumità. Al secondo posto dovranno essere abbattuti gli immobili in corso di costruzione «o comunque allo stato grezzo e non ultimati»; successivamente, ci si dovrà concentrare sugli immobili utilizzati per lo svolgimento di attività criminali. E così via.

Ma il vero elemento di novità lo troviamo all'ultimo posto dell'elenco. Qui compaiono gli «immobili abitati, la cui titolarità è riconducibile a soggetti appartenenti a nuclei familiari che non dispongano di altra soluzione abitativa, con contestuale comunicazione alle competenti amministrazioni comunali in caso di immobili in possesso di soggetti in stato di indigenza». In pratica, tutte le famiglie che abitano fabbricati abusivi ma non hanno altri posti dove vivere potrebbero beneficiare, grazie a questo disegno di legge, di una sanatoria di fatto della loro situazione.

Facile comprendere, allora, la ragione delle polemiche, nate subito dopo l'approvazione del Ddl Falanga, soprattutto in seno al centro-sinistra. L'ex governatore della Campania, Antonio Bassolino, ha parlato di «condono di fatto» e di «incentivo all'illegalità». Spiegando così il suo pensiero: «È chiaro da tempo che il cosiddetto abusivismo di necessità è anche in parte legato per mille fili a camorra e criminalità». Linea simile a quella tenuta dal segretario dei Verdi Angelo Bonelli: «La norma, così com'è, è una "azione a non procedere" che impedirebbe il ripristino dello stato dei luoghi devastati dal cemento selvaggio e abusivo». Mentre per Legambiente il testo «rischia di paralizzare l'attività delle procure che, spesso da sole, si occupano di demolire l'abusivismo edilizio». Il centro-destra, per parte sua, respinge le accuse e difende la bontà dell'intervento. A questo punto alla Camera si annuncia battaglia.


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