Lavori Pubblici

Impianti termici, esposto della Cna all'Antitrust sul ruolo del «terzo responsabile»

Giuseppe Latour

La restrizione alle persone giuridiche rischia di escludere circa 20mila ditte individuali dal mercato indotto dai condomini

La questione del terzo responsabile arriva davanti all'Antitrust. Cna impianti ha, infatti, mandato una lettera al garante della concorrenza nella quale denuncia una possibile limitazione illegittima del mercato, legata alle regole recentemente modificate in materia di installazione degli impianti termici. Il problema, dopo settimane di rinvii, sta esplodendo e potrebbe coinvolgere fino a 20mila imprese; per questo l'associazione invoca un nuovo intervento del Governo.

La questione parte da una modifica contenuta in un Dm del ministero dello Sviluppo economico (22 novembre del 2012). Con una novità inserita in sordina, il provvedimento rivede il punto 52 dell'allegato A del Dlgs n. 192/2005, che disciplina le regole relative al terzo responsabile degli impianti termici: solitamente, le grandi caldaie dei condomini. In sostanza, il ruolo di terzo responsabile non potrà più essere svolto da persone fisiche e giuridiche ma solo da persone giuridiche. Una minuzia che, però, dà adito all'Anaci, la principale associazione degli amministratori di condominio, di adottare un'interpretazione restrittiva della regola, in base alla quale non possono essere considerate persone giuridiche le società in nome collettivo, le società semplici, le società in accomandita semplice e le imprese individuali. Così in molti condomini si sta iniziando a revocare, in base alla norma in questione, contratti in essere a imprese individuali abilitate. Ad essere coinvolte dal problema sono, secondo le stime, circa 20mila aziende.

Adesso, con una lettera a firma del suo presidente nazionale Carmine Battipaglia, Cna impianti parte all'attacco davanti all'Antitrust, sostenendo che la definizione di terzo responsabile attualmente in vigore configura una limitazione illegittima della concorrenza. Alla segnalazione è stato allegato il parere della Corte di Cassazione che, in una sentenza di qualche anno fa (Cassazione penale, sezione III, sentenza 20 aprile 2011 n. 15657), specificò che «non può negarsi che l'impresa individuale ben può assimilarsi ad una persona giuridica nella quale viene a confondersi la persona dell'imprenditore quale soggetto fisico che esercita una determinata attività» e che una diversa interpretazione avrebbe avuto «inevitabili ricadute sul piano costituzionale connesse ad una disparità di trattamento tra coloro che ricorrono a forme semplici di impresa e coloro che. per svolgere l'attività, ricorrono a strutture ben più complesse ed articolate».


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