Lavori Pubblici

Oneri concessori, anche con la fideiussione il Comune può applicare le sanzioni se il debitore non paga

Sonia Lazzini

Non c'è a carico del creditore alcun obbligo di riscuotere in primis il prestatore della garanzia - Il caso riguardava oneri per il permesso di costruire di cui era stato concordato il pagamento a rate

La mancata escussione, in via preventiva, del fideiussore da parte del Comune non viola il dovere di buona fede: la fideiussione vale a rafforzare la posizione del creditore (nel caso di specie il Comune), e non certo ad indebolirla.
Nemmeno la prestazione di garanzia "a prima richiesta", da parte del debitore principale, vincola in alcun modo l'amministrazione comunale ad escutere immediatamente dal fideiussore il credito o la singola rata appena dopo la scadenza.
Il fatto che l'obbligazione avente a oggetto i contributi concessori sia assistita da garanzia fideiussoria, anche quando questa contempli il pagamento a semplice richiesta e l'esclusione del beneficio della preventiva escussione, non comporta affatto un dovere del Comune di chiedere prima l'adempimento anche al fidejussore per poter poi applicare le relative sanzioni pecuniarie.

Già nella confermata sentenza di primo grado, l'adito Tar aveva sottolineato che com'è noto, la fideiussione, richiesta a fronte della concessione del beneficio del pagamento rateale del contributo concessorio, configura un'ipotesi di obbligazione accessoria rispetto all'obbligazione garantita, per cui alla responsabilità principale del debitore garantito si aggiunge quella sussidiaria del fideiussore, potendo il creditore agire liberamente contro l'uno o l'altro. Sotto diverso profilo, si ritiene che, contrariamente a quanto dedotto dalla parte ricorrente, sull'amministrazione non gravino il dovere di buona fede né particolari oneri di diligenza, configurabili al più in un rapporto ispirato a finalità di tipo riparatorie e risarcitorie, ma non rilevanti nell'ambito di un procedimento scandito da un automatismo fissato a livello normativo ed ispirato da finalità di tipo preventivo e punitivo ( arg. ex T.A.R. Lombardia sez. II, Milano, 17 aprile 1999, n. 1192 Soc. Carena e altro c. Com. Albiate; TAR Emilia Romagna, Bologna, n°157/2001).

Anche per il Supremo Giudice amministrativo (decisione numero 5880 del 9 dicembre 2013) , a conferma di questo primo parere, non sussiste, la violazione dei principi di buona fede e di diligenza ex artt. 1175, 1375, 1227 c.c., risultando chiara l'erronea impostazione dell'appellante che confonde l'obbligo gravante sul garante che ha ad oggetto il mancato adempimento dell'obbligo pecuniario convenuto con il Comune, con il profilo sanzionatorio e, più in generale, l'obbligo di pagamento con la sanzione amministrativa allo stesso collegata.
Si tratta di profili, invece, del tutto distinti e già scandagliati dalla giurisprudenza di questo Consiglio che ha accertato come "in materia di obbligazioni pecuniarie, il creditore è soltanto facultato ad attivare la solidale responsabilità del fideiussore, senza che possa invece ritenersi tenuto ad escutere il coobbligato piuttosto che attendere il pagamento, ancorché tardivo (salva l'esistenza di apposita clausola in tal senso).
Si deve, quindi, ritenere che abbia agito correttamente il Comune che, nell'applicare ad una società, la sanzione prevista dall'art. 3 comma 2 lett. a), L. n. 47/1985, per ritardato pagamento degli oneri di urbanizzazione, non ha proceduto, prima dell'applicazione delle sanzioni, alla preventiva richiesta alla banca garante, obbligatasi, con la società, a pagare quanto dovuto dietro semplice richiesta scritta" (Cons. St., Sez. V, 16 luglio 2007, n. 4025).

Nello stesso senso anche Cons. St., Sez. IV, 10 agosto 2007, n. 4419 secondo la quale: "Nel caso di mancato pagamento delle rate di contributi di concessione, non può considerarsi rilevante la circostanza che il Comune non si sia attivato per la riscossione nei confronti del fideiussore che ha concluso il contratto di garanzia a prima richiesta. Il contratto di garanzia a prima richiesta, infatti, ha aggiunto una posizione debitoria a quella dei debitori principali, i quali, a seguito del loro inadempimento, sono risultati tenuti a pagare senz'altro le differenze dovute ai sensi dell'art. 3 L. n. 47/1985, senza che questo, però, comporti la doverosità della contestazione della pretesa preventivamente nei confronti del garante"


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