Lavori Pubblici

Lotito e Mezzaroma, prescritto l'aggiotaggio ma giudizio a Milano per l'omessa vendita di azioni

Patrizia Maciocchi

Al patron della Lazio e all'imprenditore edile romano (in concorso) viene contestato di non aver rispettato, in quanto amministratore di società quotata, l'obbligo di cedere quanto eccede il 30%

Sarà il tribunale di Milano a rideterminare la pena a carico del patron della Lazio Claudio Lotito per il reato di omessa alienazione di partecipazioni della Società sportiva, commesso in concorso con l'imprenditore edile romano Roberto Mezzaroma.
La Cassazione, con la sentenza 51897, depositata il 30 dicembre, conferma il colpo di spugna per l'avvenuta prescrizione del reato di aggiotaggio manipolativo e ostacolo all'attività degli organi di vigilanza in merito alla compravendita dei titoli della squadra romana. I giudici affermano invece la competenza del tribunale di Milano per l'unico reato "sopravvissuto": l'omessa alienazione di partecipazioni (articolo 173 del Tuf), non depenalizzato come preteso dai difensori.
A Lotito viene contestato di non aver rispettato, in quanto amministratore di una società quotata, l'obbligo di cedere la partecipazione superiore al 30% del capitale sociale. L'imputato, secondo la Cassazione, ha concentrato nelle sue mani una partecipazione al capitale sociale della Ss Lazio superiore alla quota fissata dalla legge, sia come amministratore della società, sia come amministratore di fatto della "Lazio Events" che partecipava al capitale sociale della società calcistica, con il conseguente obbligo di alienare l'eccedenza. Un reato in cui, secondo i giudici, ha concorso l'imprenditore Roberto Mezzaroma, secondo le regole tipiche del reato omissivo "realizzatosi – si legge nella sentenza – in questo caso attraverso un contributo commissivo alla omissione altrui, avendo consentito a Lotito, attraverso la sua interposizione meramente formale, di detenere sin dal 30 giugno 2006, oltre il 30% delle azioni costituenti il capitale sociele della Ss Lazio". Poi – specifica la Cassazione, cedute allo stesso Lotito oltre un anno dopo nella consapevolezza di eseguire "un disegno criminoso finalizzato tra l'altro a consentire al coimputato di ottenere il controllo della SS Lazio senza liberarsi, attraverso l'alienazione obbligatoria, della partecipazione posseduta in eccedenza".


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