Lavori Pubblici

La Corte Ue salva le tariffe Soa: garantiscono «la qualità dei servizi»

Mauro Salerno

Per i giudici europei i minimi inderogabili sono utili a garantire l'indipendenza dai clienti. Restano i dubbi sulla modalità di calcolo dei compensi

La Corte Ue salva le tariffe minime delle Soa, le società che rilasciano ai costruttori l'attestato di qualificazione a partecipare al mercato degli appalti pubblici. Per i giudici Ue la fissazione «di tariffe minime assicura la buona qualità dei servizi ed è coerente con la realizzazione dell'obiettivo della tutela dei destinatari dei servizi stessi», cioè le imprese. Restano invece da verificare le modalità di calcolo delle tariffe, ancorate al numero di categorie di lavori per i quali i costruttori richiedono di essere abilitati e alla classifica di importo degli appalti ai quali intendono partecipare. Per quest'ultimo aspetto, concludono i giudici europei, spetta al Consiglio di Stato, che ha sottoposto la questione alla Corte del Lussemburgo, valutare se la norma italiana è conforme o meno al principio di garantire il mercato.

Il fatto. Punto del contendere è la possibilità di derogare ai minimi tariffari per ottenere la qualificazione al mercato dei lavori oltre 150mila euro applicando anche al sistema degli appalti il decreto Bersani (Dl 223/2006) che ha cancellato la possibilità di applicare tariffe inderogabili ai servizi professionali. Proprio sulla base di questa norma la Soanc ha proposto ricorso al Tar Lazio, impugnando le decisioni dell'Autorità e del ministero che sostenevano l'inapllicabilità del decreto Bersani ai servizi forniti dalle Soa. Il Tar ha accolto il ricorso, mentre il Consiglio di Stato in appello ha rimesso la questione al giudice europeo, chiedendo di chiarire una volta per tutte se l'applicazione delle tariffe Soa contrasti o meno con i principi europei in materia di concorrenza.

La decisione della Corte. La Corte Ue ha sostanzialmente confermato le conclusioni cui era giunto l'avvocato Ue qualche settimana fa (clicca qui ). Chiarendo che le Soa hanno tutte le caratteristiche per essere considerate «imprese ai sensi del Trattato Ue» e «non dispongono di alcun potere decisionale connesso all'esercizio di poteri pubblici». Detto questo, lo «Stato non ha delegato ad esse diritti speciali o elusivi». Pertanto «la normativa italiana che impone alle Soa tariffe minime per i servizi di certificazione è conforme al diritto Ue».

La motivazione. La decisione della Corte è giustificata con la necessità che le Soa mantengano una certa "distanza" rispetto ai propri clienti, vale a dire le imprese che chiedono di essere ammesse al mercato dei lavori pubblici in forza del proprio curriculum. «Una certa limitazione della possibilità di negoziare i prezzi dei servizi con detti clienti - spiegano i giudici - è idonea a rafforzarne l'indipendenza». Evitando abusi o concessione "facile" di attestazioni legati a pratiche e interessi di tipo commerciale. «Ne deriva che la fissazione di tariffe minime assicura la buona qualità dei servizi ed è coerente con la realizzazione dell'obiettivo della tutela dei destinatari dei servizi stessi».

Le modalità di calcolo. Resta invece aperta la questione relativa alle modalità di calcolo della tariffa. La formula prevista dalla disciplina sugli appalti prevede che i minimi siano ancorati al numero di categorie e classifiche per le quali l'impresa richiede la qualificazione. Un punto su cui aveva sollevato qualche dubbio anche l'avvocato Ue nelle conclusioni che hanno anticipato la sentenza, sostenendo che il trattato Ue «non ammette un regime di minimi tariffari obbligatori come quello previsto per le Soa, nella parte in cui esso prevede una formula di calcolo in base alla quale la tariffa viene automaticamente moltiplicata per il numero di lavori pubblici per il quale concorre l'impresa che richiede la certificazione».

Il ruolo delle Soa. Sul fronte Soa è peraltro attesa un'altra importante pronuncia da parte della Corte europea. Questa volta è in ballo il vincolo del codice appalti che impone alle società di attestazione di avere una sede legale all'interno del territorio italiano (clicca qui ). Una decisione che investe in pieno il ruolo delle Soa: società private che in qualche modo in base alla peculiarità del nostro sistema di qualificazione agli appalti svolgono anche un'attività con rilievo pubblico. Prevale la funzione pubblica, come sembrano pensare le autorità e l'ordinamento italiano o la natura privata di queste aziende? Alla luce delle considerazioni della Corte nella decisione sulle tariffe, che sottolinea il ruolo pienamente economico delle Soa, l'orientamento sembra in qualche modo già tracciato.


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