Lavori Pubblici

Consumo di suolo, il Consiglio dei ministri ha approvato il Ddl: giro di vite all'espansione edilizia

Massimo Frontera

Priorità al riuso e alla riqualificazione. Blocco dell'espansione edilizia se non si concorda una strada che porta al consumo di suolo "zero" al 2050

Giro di vite al consumo di suolo, per difendere l'uso agricolo dei terreni e orientare l'espansione edilizia sulle aree già urbanizzate attraverso interventi di riqualificazione e trasformazione urbana. È il principio guida che informa i 9 articoli del disegno di legge su «Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato» che oggi il consiglio dei ministri ha approvato.

Un principio che prevede - stando agli ultimi testi diffusi dal ministero delle Politiche agricole - una severa applicazione: blocco dell'espansione edilizia fino a che non verrà fissata (con decreto interministeriale) «la riduzione in termini quantitativi di consumo di suolo» finalizzata ad arrivare al consumo di suolo "zero" nel 2050.

Il ddl approda per la seconda volta in Consiglio dei ministri dopo la "presentazione" di un primo testo nella seduta del 15 giugno scorso. Da allora ad oggi il governo ha cercato l'interlocuzione con gli enti territoriali allo scopo di raccogliere il massimo del consenso da parte di Regioni e Comuni.

Nel corso delle riunioni tecniche che sono andate avanti fino alla metà di novembre scorso, sono stati via via superati molti scogli, ma non tutti i nodi sono stati sciolti. E oggi sarà il giorno in cui si scoprono le carte sulle scelte del governo. L'ultimo documento delle Regioni ha indicato tre punti "sensibili" sui quali ha proposto emendamenti, al cui accoglimento ha condizionato il parere positivo dal parte delle Regioni stesse.

Il primo punto verte proprio sull'obiettivo del consumo "zero" di territorio da raggiungere nel 2050 (articolo 3, comma 1). Si tratta dell'obiettivo indicato dalla Commissione europea e che il governo ha accolto. Le Regioni vogliono escludere da questo obiettivo i territori delle «autonomie speciali». Nell'ultima versione del ddl, il testo nega questa esclusione (come pure nega l'esclusione, chiesta dalla Regioni in altri punti del testo, per i territori delle province autonome di Trento e Bolzano).

In ogni caso, il ddl traccia un percorso complesso e certamente non rapido per l'attuazione di questa misura. Servirà infatti il già citato decreto interministeriale (Politiche agricole, Ambiente, Beni culturali, Infrastrutture), previo parere della conferenza unificata. Non solo. Occorrerà anche valutare i risultati prodotti da un comitato (da istituire) «con la funzione di monitorare la riduzione di consumo di suolo sul territorio nazionale e l'applicazione della presente legge».
Il comitato, presso il ministero delle Politiche agricole, sarà composto da rappresentanti del ministero dell'Ambiente, delle Politiche Agricole, Beni Culturali, Infrastrutture, presidenza del consiglio dei ministri, Protezione Civile, Istat, Ispra e rappresentanti di Regioni, Comuni e Province. Il comitato dovrà, fra le altre cose, produrre un rapporto annuale sul consumo di suolo.

Tra governo e Regioni c'è dissenso anche sull'articolo 4 «Priorità del riuso». Si tratta dell'articolo che spinge le Regioni a legiferare, entro massimo 6 mesi per dettare «disposizioni per orientare l'iniziativa dei Comuni alla rigenerazione urbana anche mediante l'individuazione, negli strumenti di pianificazione, delle aree già interessate da processi di edificazione, ma inutilizzate e suscettibili di rigenerazione, recupero e riqualificazione, nonché di prioritaria utilizzazione ai fini edificatori, e per la localizzazione di nuovi insediamenti produttivi e infrastrutturali». I Comuni, a loro volta, devono individuare queste aree, applicando, le norme regionali, nel termine di un anno dall'entrata in vigore della legge nazionale. Se il Comune non procede all'individuazione, scatta il blocco dell'attività edilizia: «è vietata la realizzazione, nel territorio della Regione o del Comune inadempiente, di interventi edificatori, sia pubblici che privati, sia residenziali, sia di servizi che di attività produttive, comportanti, anche solo parzialmente consumo di suolo».

Le Regioni hanno chiesto un forte ammorbidimento di questa previsione, eliminando qualsiasi scadenza per la legislazione regionale con l'indicazione ai comuni e chiedendo inoltre che la Regione che prende l'iniziativa «sia favorita nell'assegnazione di finanziamenti in materia di infrastrutture generali, opere di urbanizzazione e edilizia residenziale sociale».

Ultimo punto controverso, è quello dell'articolo 9 «Disposizioni transitorie e finali», che impone lo stop al consumo di suolo in attesa del decreto che detta i criteri per arrivare al consumo "zero". Il blocco esclude «la realizzazione di interventi previsti dagli strumenti urbanistici vigenti e già autorizzati, nonché i lavori e le opere già inseriti negli strumenti di programmazione delle stazioni appaltanti e nel programma di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 2001, n.443 (legge obiettivo)»..

Anche in questo caso le regioni hanno chiesto una deroga «per le opere pubbliche e di pubblica utilità e le previsioni degli strumenti urbanistici con contenuti conformativi della proprietà in vigore alla data di entrata in vigore della legge (cioè del ddl, ndr)».


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