Lavori Pubblici

Fondi Ue 2014-2020: i rischi per le infrastrutture e la trattativa Trigilia-Saccomanni sul Fsc

Giorgio Santilli

Il pericolo di paralizzare le infrastrutture nel Mezzogiorno è altissimo perché il Fas prima e il Fsc ora non hanno mai dato prova di efficienza né nella fase programmatoria né nel passaggio dalla competenza alla cassa

Le infrastrutture al Sud saranno finanziate nel ciclo programmatico 2014-2020 soltanto con i programmi ordinari di enti come Fs o Anas e con i 54 miliardi del Fondo sviluppo coesione (l'ex Fas) e non con i fondi strutturali europei. Lo dice la proposta di accordo di partenariato inviata dal Governo a Bruxelles (clicca qui per scaricare il testo ). L'idea del ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, è buona, per varie ragioni: sposta il baricentro programmatico dei fondi Ue 2014-2020 su innovazione-impresa-lavoro, alleggerisce i programmi operativi centrati sui fondi europei delle opere che maggiormente frenano la spesa, rompe l'inerzia delle strategie regionali e locali costringendo le amministrazioni a ripensarle.

Se l'idea di Trigilia in astratto è buona, bisogna subito aggiungere che il rischio di paralizzare le infrastrutture nel Mezzogiorno è altissimo perché il Fas prima e il Fsc ora non hanno mai dato prova di efficienza né nella fase programmatoria né - soprattutto - nel passaggio dalla competenza alla cassa. La programmazione dell'ex Fas e ora del Fsc è uno dei grandi scandali della seconda Repubblica: teoricamente destinato a finanziare la spesa in conto capitale nel Mezzogiorno per colmare il gap infrastrutturale di quelle regioni, è stato usato dal ministero dell'Economia (soprattutto dall'ex ministro Tremonti) per coprire le più svariate esigenze, a mo' di bancomat, dalle emergenze alluvionali alla cassa integrazione, dalle crisi industriali sul territorio al salvataggio di imprese pubbliche come Tirrenia, dal finanziamento dell'istituto agroalimentare al contrasto delle frodi finanziarie. Inutile proseguire nelle oltre 45 voci anomale, già la soppressione del Fas per passare al Fsc conteneva la volontà parlamentare di chiudere quella stagione. Irrisolto, invece, il problema della cassa che non è programmabile, attiene a una gestione con molti vincoli quantitativi e qualitativi tutt'altro che trasparente. Di fatto una leva nelle mani esclusive della Ragioneria generale.

Trigilia sembra consapevole di questo nodo e ha infatti detto espressamente di aver avviato una «interlocuzione» con il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, per avere alcune garanzie di legge. Già nella legge di stabilità sta confluendo un emendamento che rafforzi la estinzione esclusiva delle risorse alle spese in conto capitale, escludendo esplicitamente qualunque spesa corrente. È un primo passo ma sappiamo che non serve a spendere e a spendere bene. Trigilia ha mostrato di avere le idee chiare, soprattutto in materia di trasparenza della programmazione. «Una proposta di cui stiamo discutendo è la impegnabilità immediata delle somme per l'intero settennato», ha detto il ministro per la Coesione territoriale. Che poi riesca a spuntarla con la Ragioneria è tutto da vedere e rendere trasparente uno dei fondi più opachi sarebbe un successo per tutto il Governo. Trigilia incalza. «L'altra proposta è di inserire già nell'accordo di partenariato l'elenco delle opere da finanziare con il Fondo sviluppo coesione e le relative somme». Un vincolo che sarebbe timbrato da Bruxelles e che diventerebbe cogente anche per Via venti settembre. Aldilà delle generiche dichiarazioni sula volontà di rilanciare gli investimenti pubblici, lo scioglimento di questo nodo chiuderebbe il cerchio dei fondi 2014-2020 che, viceversa, senza queste garanzie rischierebbero di tradursi in un clamoroso boomerang. La vigilanza sull'intera partita è d'obbligo.


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