Lavori Pubblici

Detrazioni Irpef triplicate, Imu fissa al 4 per mille, cedolare al 10%: il «decreto Lupi» per rilanciare gli affitti

Giorgio Santilli

Nel decreto anche un piano di dismissioni degli alloggi sociali. Confronto con la Ragioneria per trovare una soluzione alla ricerca delle risorse necessarie che ammontano a un miliardo

Ulteriore riduzione dell'aliquota della cedolare secca dal 15 al 10% (dopo quella disposta dal decreto legge 102 per le aree ad alta tensione abitativa e di scarsità di offerta abitativa) e Ìmu fissa al 4 per mille (rispetto a quella media del 9 per mille) per chi affitta un appartamento a canone concordato; detrazioni Irpef fino a 900 euro (praticamente triplicate) per chi affitta un alloggio di housing sociale e possibilità di detrarre i lavori di costruzione, manutenzione straordinaria e recupero nella misura del 40% per i primi quattro anni dalla conclusione e del 60% nei successivi sei; possibilità di riscatto dell'alloggio sociale (Erp o social housing) per gli inquilini che vi abitino da almeno sette anni, imputando «parte dei corrispettivi pagati al locatore in conto del prezzo di acquisto futuro dell'alloggio e per altra parte in conto affitto»; misure per l'alienazione del patrimonio pubblico e piano di recupero di 12mila alloggi sociali l'anno per una spesa stimata in 500 milioni; fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione.

Sono le principali norme del «decreto Lupi» che nelle intenzioni del Governo dovrebbe riformare a fondo e rilanciare il mercato degli affitti (soprattutto sociali) e che la conferenza unificata Stato-Regioni-città dovrebbe esaminare giovedì 5 dicembre. La bozza di decreto diffusa dal ministero delle Infrastrutture è ancora soggetta a modifica, soprattutto nella parte del social housing, ma è la prima volta che siamo in grado di anticipare i contenuti di un testo dell'iniziativa avviata due mesi fa da Maurizio Lupi. Undici articoli destinati probabilmente a salire a quindici. E il testo conferma a pieno i contenuti anticipati dal Sole 24 Ore domenica 1 dicembre e dal Quotidiano digitale della casa e del territorio del 2 dicembre (clicca qui ).

Parallelamente al confronto con le autonomie, si svolge il confronto con la Ragioneria e con il gabinetto del ministero dell'Economia per trovare una soluzione alla ricerca di risorse necessarie che ammontano a un miliardo circa. Il testo è diviso in tre capitoli: le «norme fiscali che mirano a influenzare positivamente le decisioni di investitori, costruttori, proprietari e inquilini al fine di ridurre le situazioni di disagio abitativo (Erp e locazioni a canone concordato)»; le norme «che richiedono coperture finanziarie per valorizzare il patrimonio residenziale pubblico»; le norme «che richiedono coperture finanziarie per l'ampliamento del mercato delle locazioni a canone concordato».

L'aspetto forse più nuovo del testo è il piano di dismissione degli alloggi sociali. Da una parte, come detto, la possibilità per l'inquilino che paghi regolarmente il canone da più di sette anni di riscattare l'alloggio imputando una parte degli affitti pagati in conto del prezzo di acquisto. Dall'altra, misure che favoriscano accordi con regioni ed enti locali per l'alienazione del patrimonio pubblico degli ex Iacp. Un terzo fronte, infine, con la costituzione di un fondo rotativo della Cassa depositi e prestiti per l'erogazione di mutui a tassi agevolati in favore degli inquilini intenzionati ad acquistare l'immobile.


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