Lavori Pubblici

Legge stadi, Legambiente e Consiglio degli architetti all'attacco: solo speculazione

Giuesppe Latour

Gli architetti e Legambiente hanno lanciato l'allarme sulla proposta di norma che consentirebbe di realizzare stadi e agglomerati residenziali con procedure in deroga. Realacci (Pd): «Colpo di mano intollerabile»

Non è una legge sugli stadi, ma un provvedimento pensato per realizzare operazioni di speculazione edilizia fuori dalle procedure ordinarie. L'allarme è stato lanciato da un incontro convocato al Senato da Legambiente e dal Consiglio nazionale degli architetti. Nel mirino c'è l'emendamento del Governo alla legge di Stabilità, con il quale si sta progettando di ritornare sulla delicata materia degli impianti sportivi, già trattata da un disegno di legge (poi naufragato) durante la scorsa legislatura. Anche se ha già preso forma una revisione dell'emendamento. Ci ha lavorato il ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio, che promette: «nessuna cementificazione e procedure più rapide».

Il vecchio Ddl si era arenato sull'ipotesi di lasciare alle società sportive ampi spazi di manovra da utilizzare per fare operazioni di tipo commerciale, nelle aree dedicate agli impianti. Adesso l'emendamento disegnato dall'esecutivo riprende la versione più estrema di quel progetto di legge. Nell'area dell'impianto è possibile realizzare insediamenti edilizi «anche non contigui». I progetti, poi, potranno derogare a qualsiasi vincolo urbanistico: basta il via libera del Comune e delle Regione. Se le amministrazioni non danno la loro risposta entro quattro mesi, addirittura, viene assegnato al Governo il potere speciale di intervenire e scavalcare tutti, facendo partire i lavori. Insomma, in nome della legge sugli stadi vengono previste eccezioni molto pesanti alle regole ordinarie.

Un approccio che non piace a Matteo Capuani del Consiglio nazionale degli architetti: «Questo provvedimento non ha nulla a che fare con la giusta richiesta di avere in Italia strutture sportive moderne, sicure, accessibili. L'emendamento presentato dal Governo consente di usufruire di procedure speciali al di fuori della pianificazione ordinaria, per realizzare case, uffici, centri commerciali, stadi anche in "aree non contigue". Superando anche ogni tipo di vincolo urbanistico, idrogeologico o paesaggistico». La procedura ipotizzata, cioè, può abbattere qualsiasi ostacolo in tempi troppo rapidi. Peraltro, ricorda Capuani, «in Italia abbiamo già 30 milioni di alloggi e 120 milioni di vani» e quello che serve in materia residenziale è semmai «valorizzare, riqualificare, il patrimonio urbanistico che già abbiamo».

Anche l'estensione del provvedimento preoccupa non poco. L'emendamento, infatti, non riguarda più solo gli stadi delle squadre di Serie A, come si pensava di fare all'inizio, quando l'ipotesi era che gli impianti avessero almeno 10mila posti a sedere allo scoperto o 7.500 al coperto. Adesso siamo passati a 500 posti al coperto o 2000 allo scoperto, «il che vuol dire – si legge in una nota - rendere possibili in almeno mille Comuni italiani operazioni immobiliari pienamente giustificate dal provvedimento». E non vi sarebbero neanche più limiti di tempo per presentare i progetti.

Per il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini questo atteggiamento conferma che non si impara mai dai propri errori: «Le drammatiche conseguenze dell'alluvione in Sardegna hanno confermato la fragilità del nostro territorio. Come è possibile approvare un provvedimento che consente di superare anche i vincoli idrogeologici? È incomprensibile e inaccettabile». Anche perché la Camera, in queste settimane, sta discutendo Ddl che vanno in direzione opposta. «Il Governo ha approvato un disegno di legge in materia di stop al consumo di suolo che sarebbe contraddetto clamorosamente in caso di approvazione dell'emendamento».

Dubbi condivisi anche dal presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci: «È intollerabile usare la legge di Stabilità per fare colpi di mano e presentare un emendamento che utilizza la necessità di rinnovare gli impianti sportivi per aprire a interessi speculativi». La bozza «sinora - sottolinea - prevede che la realizzazione dei nuovi impianti sarà di fatto sostenuta con l'attribuzione di nuove previsioni edificatorie anche residenziali e senza limiti di collocazione sul territorio. In altre parole cubature di tutti i tipi, nuovi appartamenti e possibili aggiramenti delle norme esistenti, inclusi i vincoli ambientali e idrogeologici».

Ma ecco come funziona la procedura.Il soggetto che intende realizzare l'intervento presenta uno studio di fattibilità al Comune interessato, che avrà il valore di progetto preliminare e sarà corredato dal piano economico finanziario e dall'accordo con la società sportiva che intende utilizzarlo. L'amministrazione, dopo la conferenza di servizi, dichiara il pubblico interesse della proposta, eventualmente richiedendo qualche integrazione e modifica.

Gli interventi potranno avere portata molto estesa e potranno «prevedere uno o più impianti sportivi nonché insediamenti edilizi o interventi urbanistici entrambi di qualunque ambito o destinazione anche non contigui agli impianti sportivi», che risultino funzionali all'equilibrio del Pef. In pratica, le società sportive potranno realizzare nell'area dell'impianto operazioni commerciali per rientrare dell'investimento. Sulla base dell'approvazione, il proponente potrà presentare il progetto definitivo, che andrà a sua volta vistato. Possibile anche effettuare varianti urbanistiche: in questo caso, però, sarà necessaria l'approvazione della Regione.

All'amministrazione sarà assegnato un termine di 120 giorni per rispondere al proponente. E qui arriva uno dei punti più contestati della norma, In caso di inerzia, infatti, il presidente del Consiglio dei ministri potrà intervenire. E, su richiesta del proponente, potrà assegnare al Comune trenta giorni per approvare i provvedimenti necessari. Decorso inutilmente tale termine, potrà agire in prima persona. In questo modo sarà possibile superare anche le obiezioni di un'autorità «preposta alla tutela ambientale, paesaggistico territoriale, del patrimonio storico artistico, della salute o della pubblica incolumità».


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