Lavori Pubblici

Decreto Istruzione in Gazzetta: dai mutui per le scuole investimenti per 850 milioni di euro

Giuseppe Latour

Lo Stato coprirà dal 2015, con 40 milioni per trent'anni, le rate dei mutui attivati dalle Regioni per costruire e ristrutturare scuole - Dai calcoli Ance avviabili in due anni lavori per 850 milioni

Parte ufficialmente l'operazione mutui. La legge di conversione del decreto istruzione (n. 128/2013 che converte il Dl n. 104/2013) è appena approdata in Gazzetta ufficiale (n. 264 dell'11/11/2013). Diventa così definitivo il piano di prestiti che dovrebbe mettere a disposizione delle Regioni, secondo le stime dell'Ance, circa 850 milioni di euro a partire dal 2015.
L'articolo 10 del decreto stanzia, infatti, 40 milioni di fondi statali per la sottoscrizione di mutui trentennali. La quota di 40 milioni, come spiega la relazione tecnica, coprirà l'intero piano di ammortamento, dunque capitale e interessi. I soldi verranno erogati attraverso le Regioni e potranno essere conteggiati fuori dal patto di stabilità. I mutui, nell'ambito della programmazione 2013-2015, potranno essere contratti con qualsiasi istituto bancario ma il decreto ne cita espressamente tre: la Bei, la Cassa depositi e prestiti e la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa.

I soldi potranno essere investiti sia in nuove strutture, sia in interventi straordinari di ristrutturazione, messa in sicurezza, efficientamento energetico, miglioramento e adeguamento antisismico. Durante la conversione la disposizione è stata integrata e ha esteso la possibilità di richiedere il prestito dai soli immobili adibiti all'istruzione scolastica anche ad altre ipotesi: si tratta delle palestre, degli alloggi e delle residenze per studenti universitari.

Le Regioni, in queste operazioni, saranno assistite finanziariamente dallo Stato. In base a un'altra modifica arrivata in fase di conversione, infatti, le rate di ammortamento dei mutui attivati saranno pagate agli istituti finanziatori direttamente da Roma. Questo pacchetto di disposizioni andrà attuato attraverso un apposito decreto interministeriale, da adottarsi entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione e, comunque, in conformità con le decisioni prese dalla Conferenza unificata il primo agosto scorso.

Il centro studi dell'Ance ha elaborato la sua valutazione del potenziale di investimenti attivabili da questa misura, applicando alla base di questo limite di impegno un moltiplicatore che tiene conto del più recente tasso di interesse applicato dalla Cassa depositi e prestiti ai mutui concessi alle Regioni. In base a questo modello (già testato ampiamente sull'effetto moltiplicatore prodotte dalle opere della legge obiettivo), i 40 milioni annui (per 30 anni), potranno tradursi in 850 milioni di investimenti attivabili entro due-tre anni, a partire dall'attivazione della misura. La cifra di 850 milioni – riferita solo al capitale – può essere attivata a partire dal 2015.

Per il resto, il decreto prevede una serie di novità di impatto minore. Viene previsto, una volta all'anno, l'invio al Parlamento di una relazione interministeriale sullo stato di avanzamento degli interventi di messa in sicurezza dell'edilizia scolastica e sulla relativa spesa. Viene integrata la norma del decreto Fare (Dl n. 69/2013) che prevedeva lo stanziamento di 3,5 milioni di euro all'anno tra il 2014 e il 2016 per "l'individuazione di un modello unico di rilevamento e potenziamento della rete di monitoraggio e di prevenzione del rischio sismico": un Dpcm indicherà le modalità di svolgimento di questa operazione. Infine, viene previsto che "le vigenti disposizioni legislative e regolamentari" in materia di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica siano attuate entro il 31 dicembre 2015.


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