Lavori Pubblici

Edifici pubblici, riqualificazione energetica fuori dal patto di stabilità

Giuseppe Latour

Riqualificazione energetica degli edifici pubblici fuori dai limiti del patto di stabilità. Non c'è solo la revisione della tassazione sulla casa. Gli emendamenti alla legge di stabilità potrebbero rimettere mano anche agli articoli che riformano i vincoli di spesa degli enti locali e delle Regioni. Provando a sbullonare i paletti attualmente imposti dalla legge. Con una particolarità: una volta tanto si tratterebbe di una spesa gradita a Bruxelles. Perché andrebbe nella direzione dell'efficientamento energetico del patrimonio della Pa, richiesto proprio dall'Europa a tutti i paesi membri.

La proposta è stata depositata in commissione Bilancio dal senatore Giuseppe Marinello. Ma ha riscontrato l'immediato sostegno anche del Consiglio nazionale degli architetti, perché potrebbe avviare una stagione di manutenzione del mattone pubblico. L'emendamento prevede che le limitazioni di spesa del patto di stabilità, sia regionale che comunale e provinciale, non siano applicate "per tutti gli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico".
Non si tratta, però, di un'apertura di credito a fondo perduto. Il motivo è, anzitutto, che la modifica fa esplicito riferimento alla direttiva europea 2012/27/Ue, che agli articoli 5, 6 e 7 impone per i prossimi anni una mastodontica opera di efficientamento di tutti i fabbricati pubblici. Ad esempio, dal 2014 ogni anno almeno il 3% della superficie utile dovrà essere ristrutturata per rispettare le prestazioni energetiche minime imposte da Bruxelles. In attesa che questa direttiva venga recepita nel nostro paese, l'Italia potrebbe portarsi avanti cominciando a fare investimenti in deroga al patto sul proprio patrimonio.

Ma gli emendamenti contengono anche una clausola di sostenibilità degli interventi, per assicurare la fattibilità delle operazioni che potrebbero scaturirne. La deroga al patto, infatti, è garantita solo se viene dimostrata "la riduzione complessiva di spesa di gestione e la fattibilità tecnico finanziaria dell'intervento". Nessuna concessione, quindi, alle spese allegre che non garantiscano una riqualificazione reale.


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