Lavori Pubblici

Autorizzazione unica ambientale (Aua), la procedura semplificata è obbligatoria

Giuseppe Latour

Circolare del Ministero: prevista per le piccole e medie imprese, e anche per le grandi nei casi in cui l'Aia non sia prescritta, l'Aua non è solo una facoltà, ma una strada vincolata

Termini, obbligatorietà, ambito di applicazione. Il ministero dell'Ambiente non arresta la sua attività di interpretazione delle norme approvate negli ultimi mesi. E, dopo le due recenti circolari in materia di Sistri, ne pubblica un'altra, la Circolare n. 49801 del 7 novembre 2013 , per chiarire alcuni dubbi applicativi relativi all'Autorizzazione unica ambientale (Aua), la procedura introdotta dal Dpr n. 59/2013. Anche in questo caso, come è successo per i rifiuti, l'intervento sarà il primo di una serie. Il responsabile del dicastero Andrea Orlando ha, infatti, già annunciato l'uscita di un secondo documento per analizzare meglio la materia.

In premessa va, anzitutto, ricordato che l'Aua è un contenitore di diverse autorizzazioni in materia ambientale che include, tra le altre: l'autorizzazione agli scarichi di acque reflue industriali, la comunicazione o il nulla osta sull'impatto acustico, le comunicazioni in materia di rifiuti. In futuro, poi, questo elenco potrebbe ampliarsi, perché la legge prevede per Regioni e Province autonome la possibilità di individuare altri atti da ricomprendere nell'autorizzazione per esigenze di semplificazione. Fanno eccezione i progetti sottoposti a Via, per i quali l'Aua non trova applicazione.

Il chiarimento più importante del nuovo documento arriva sui termini per la presentazione della domanda di Aua. Secondo l'articolo 10 del decreto, questa può essere richiesta «alla scadenza del primo titolo abilitativo da essa sostituito». Secondo il ministero, però, in abbinata a questa prescrizione è necessario fare riferimento ai termini previsti nelle singole discipline di settore. Questo perché le norme speciali prevalgono sempre rispetto a quelle generali, ma soprattutto perché «le norme che disciplinano le autorizzazioni di settore prevedono» la continuazione delle attività in caso di mancata risposta prima della data di scadenza. Il rispetto letterale del solo articolo 10, invece, lascerebbe intatto il problema nel caso in cui l'amministrazione non risponda alle richieste dell'impresa.

Viene, poi, affrontata la questione dell'ambito di applicazione. La formulazione del decreto spiega che le sue regole si applicano alle piccole e medie imprese «nonché agli impianti non soggetti» ad Aia. Non è chiaro se i due requisiti vanno considerati insieme o separatamente. Secondo la circolare, però, «il secondo presupposto applicativo non si cumula bensì assorbe il primo». Quindi, «un impianto produttivo non soggetto ad Aia è soggetto all'Aua» sempre, «anche quando il gestore sia una grande impresa».

Terzo problema è se per l'impresa vi sia una semplice facoltà di richiedere l'Aua o se questa sia collegata a un vero e proprio obbligo. Secondo il ministero quest'ultima opzione è da preferire. Il motivo è che, secondo la norma, questa «sostituisce ogni atto di comunicazione, notifica ed autorizzazione previsto dalla legislazione vigente in materia ambientale». Questa finalità di semplificazione e di abbattimento degli oneri burocratici «connessi alla gestione dell'attività di impresa» non sarebbe soddisfatta se il suo utilizzo fosse semplicemente facoltativo. La regola generale conosce solo una eccezione. È possibile non avvalersi di Aua laddove l'impianto sia soggetto ad autorizzazione generale alle emissioni.


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