Lavori Pubblici

Legge europea: lavori pubblici da pagare a 30 giorni, salta il divieto di appalto al progettista dell'opera

Mauro Salerno e Giuseppe Latour

Ancora modifiche al codice. Chi ha svolto l'incarico di progettazione potrà ottenere anche i lavori . Chiarimento definitivo sui pagamenti: le norme Ue si applicano anche ai lavori pubblici

Appalti di lavori anche al progettista dell'opera se dimostra di non aver acquisito informazioni tali da alterare la concorrenza durante lo svolgimento dell'incarico. Chiarimento definitivo sull'applicazione della direttiva pagamenti anche al settore dei lavori pubblici. Sono due dei principali capitoli contenuti nel disegno di legge europea approvata dal Consiglio dei ministri, che contiene anche novità sui progetti sottoposti a Via e una delega al riordino in materia di inquinamento acustico. All'ultimo momento è invece slittata l'approvazione finale del collegato ambiente - rinviato al prossimo appuntamento di Governo - mentre il collegato sviluppo, con l'alleggerimento delle sanzioni previste per compravendite e affitti di immobili senza attestato energetico (Ape) non è neppure entrato a Palazzo Chigi per un problema di coperture (clicca qui per approfondire le misure sull'edilizia previste dai due provvedimenti )

Lavori al progettista. Salta il paletto che esclude il progettista di un opera pubblica dalla possibilità di partecipare alle gare per l'appalto dei lavori (o di una concessione) relativa all'intervento da lui stesso progettato. Con la legge europea-bis all'esame del Consiglio dei ministri arriva una nuova modifica al codice degli appalti pubblici. A cambiare questa volta è il comma 8 dell'articolo 90 del Dlgs 163/2006 .

Al momento il codice impedisce che alle gare per l'assegnazione di lavori di realizzazione di un'opera pubblica possa partecipare lo studio o il professionista che ha firmato (o contribuito a elaborare) il progetto. Questo per una elementare regola di concorrenza. Chi ha elaborato il progetto dispone infatti di maggiori informazioni sull'opera rispetto agli altri concorrenti. E può sfruttarle a proprio vantaggio.

La modifica contenuta nello schema di legge europea fa saltare almeno in parte questo paletto. Con due correzioni: la prima riguarda il comma 8 del Codice. Il divieto di partecipazione alle gare viene sostituito con il divieto di risultare affidatari di appalti e concessioni, inclusi subappalti e cottimi. Subito dopo, con il nuovo comma 8-bis, arriva l'attenuazione del divieto. Chi ha firmato il progetto può ottenere anche l'appalto di lavori purché dimostri «che l'esperienza acquisita nell'espletamento degli incarichi di progettazione non sia tale da determinare un vantaggio che possa falsare la concorrenza con gli altri operatori».

Direttiva pagamenti. Il disegno di legge europea contiene anche il chiarimento definitivo sull'applicazione dell'obbligo di pagare a 30 giorni (60 soltanto in casi eccezionali e a seguito di un accordo scritto tra Pa e impresa) anche al settore dei lavori pubblici. In realtà con una nota inviata all'Ance il ministero dello Sviluppo economico aveva provato a rassicurare i costruttori sull'applicazione delle nuove regole anche agli appalti già lo scorso gennaio. Un «tampone«che non è bastato a fugare la minaccia di una procedura di infrazione dell'Unione europea (più volte preannunciata dal Commissario Ue Antonio Tajani) per il mancato recepimento della direttiva 35/2000 sulle transazioni commerciali.

Il disegno di legge europea fuga i dubbi chiarendo che i termini previsti dalla direttiva si applicano anche agli appalti disciplinati dal Dlgs 163/2006. E aggiunge un altro importante chiarimento sulla misura degli interessi di mora. Se difformi da quelli previsti dalla direttiva, i tassi previsti dal codice appalti in caso di ritardo nei pagamenti si applicano «solo se più favorevoli per i creditori».

Ambiente. L'articolo 16 punta a chiudere una procedura di infrazione aperta nei confronti dell'Italia, avviando una modifica delle tipologie di opera sottoposte a Via. La questione nasce dalla direttiva 85/337/Ce, dove si prevede che gli Stati membri devono determinare se applicare la Via scremando le opere in base ad alcune soglie e criteri. Secondo Bruxelles, però, le soglie italiane non hanno finora preso in considerazione tutti i criteri indicati dall'Europa. Sono state privilegiate, ad esempio, la dimensione del progetto e la classificazione delle aree. In base alla modifica del Ddl, un decreto del ministero dell'Ambiente, sentita la Conferenza Stato-Regioni, dovrà definire le nuove linee guida «finalizzate all'individuazione dei criteri e delle soglie per l'assoggettamento alla procedura», rivedendo gli attuali criteri. Saranno, quindi, considerate anche le caratteristiche specifiche dei progetti, il luogo in cui saranno situate le opere e l'impatto che esse potrebbero produrre. Nel giro di qualche mese, quindi, la materia uscirà completamente rivoluzionata.

In materia di inquinamento acustico arriva la delega al Governo ad adottare, entro 18 mesi, un provvedimento di riordino della normativa sulle emissioni di macchine e attrezzature destinate a funzionare all'aperto.

L'articolo 18, infine, rende più efficaci le norme sul risarcimento del danno ambientale. I responsabili del danno saranno obbligati non più soltanto al risarcimento, ma anche alla «rimessione in pristino», cioè a riportare la situazione a com'era prima del danno. Solo in caso di impossibilità o di onerosità eccessiva sarà ammesso il semplice risarcimento. Comunque, chi ha causato il danno dovrà sostenere anche i costi per progettare interventi alternativi, sostenere spese amministrative di realizzazione delle opere, nonché tutte le spese generali legate ai nuovi interventi.


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