Lavori Pubblici

Settimana di fuoco al Senato per la service tax. Attesa per il decreto casa del Governo

Giuseppe Latour e Massimo Frontera

Settimana decisiva per la casa, sul doppio fronte del Governo e del Parlamento. Dall'Esecutivo si attendono le misure annunciate dal ministro Lupi per incentivare il mercato dell'affitto. Il Parlamento, in particolare la Camera, prenderà decisioni importanti sulla fiscalità. Attenzione puntata soprattutto sul pacchetto dedicato alla service tax, la famigerata Trise, che accorpa la tassazione sui rifiuti a quella sui servizi indivisibili dei Comuni

Settimana decisiva per la casa. Da una parte c'è attesa per le misure annunciate nella conferenza unificata straordinaria del 31 ottobre dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, per rivitalizzare il mercato dell'affitto, e contemporaneamente aumentare le risorse agli strumenti di sostegno delle famiglie.
Sul fronte parlamentare, entra sempre più nel vivo la sessione di bilancio, che vedrà i lavori assorbiti dall'esame di manovrina, legge di stabilità e legge di Bilancio.

Attesa per il decreto casa-bis
In settimana si saprà di più sulle risorse aggiuntive che il ministro Lupi si è impegnato a trovare per destinarle ai due fondi di sostegno agli inquilini in difficoltà, cioè il fondo affitti e il fondo per la morosità incolpevole. Entro 10 giorni il ministro ha detto che intende definire il regolamento proprio per definire l'inquilino incolpevole, che è uno staus giuridicamente inedito.
Ma, soprattutto, il ministro si è impegnato a valutare misure per rimettere in moto il settore degli affitti attraverso incentivi ai proprietari. Tra queste, c'è il possibile ulteriore abbattimento della cedolare secca sui contratti concordati (ora al 15%). Oggetto ancora misterioso è poi la forma di garanzia a favore dei proprietari contro il mancato rilascio dell'immobile, danni all'appartamento e morosità dell'inquilino. Dopo la conferenza unificata di giovedì scorso, si è difatto avviato un tavolo permamente per mettere a fuoco le misure più urgenti. Attraverso un decreto, o, meno probabilmente, emendamenti alla finanziaria in discussione in Parlamento.

In Parlamento
Tutto fermo, spazio solo alla sessione di bilancio. Il terzetto composto dalla manovrina di riequilibrio dei conti per il 2013 (Dl n. 120/2013), dalla legge di stabilità 2014 e dalla legge di bilancio 2014-2016 domina le scene parlamentari per le prossime settimane. Dal 5 novembre si comincerà a entrare finalmente nel vivo della discussione, dopo la chiusura delle audizioni. I parlamentari, infatti, stanno già lavorando sugli emendamenti e, nel giro di pochi giorni, potranno presentare le loro ipotesi di modifica a tutti e tre i testi. Saranno votati fino al 15 novembre, quando si dovrà chiudere la prima fase dei lavori.

Sessione di bilancio – I tempi
La sessione di bilancio ruota tutta attorno a quello che farà Palazzo Madama nei prossimi giorni. La programmazione dei lavori, fissata dalla conferenza dei capigruppo in settimana, prevede che i disegni di legge di stabilità e di bilancio approdino in Aula nella mattinata di lunedì 18 novembre, con l'obiettivo di chiudere tutto per la giornata di venerdì 22 novembre. In pratica, restano due settimane di lavoro pieno per portare a casa il pacchetto completo.

La prossima settimana i parlamentari lavoreranno a ultimare gli emendamenti ai due testi. Il termine massimo per la presentazione è stato fissato giovedì 7 novembre alle 8 e 30. Da quel momento i senatori dovranno lavorare pancia a terra all'approvazione delle modifiche, tanto che nella settimana che va dall'11 al 15 novembre sono stati sospesi i lavori di Aula per lasciare tutto lo spazio possibile alla commissione Bilancio. Saranno quelli gli ultimi giorni per decidere la complessa partita. Venerdì 15 novembre l'esame dovrà essere ultimato, dando mandato ai relatori di riferire all'Assemblea sui disegni di legge. Sabato 16 novembre alle ore 13 scadrà il termine per gli emendamenti in Aula. Dopo il 22 novembre il provvedimento potrà approdare a Montecitorio.

Intanto la Camera porterà a termine un compito decisamente meno gravoso: la conversione della manovrina, il decreto n. 120/2013, attualmente in discussione presso la commissione Bilancio. Si tratta del provvedimento che riporta il nostro deficit nel 2013 entro il limite del 3 per cento imposto da Bruxelles. L'esame di merito è già iniziato dall'illustrazione generale del relatore; gli emendamenti saranno presentati tra martedì 5 e mercoledì 6 novembre, con l'obiettivo di chiudere la partita entro la settimana successiva.

Sessione di bilancio – Le modifiche
L'attenzione sarà puntata soprattutto sul pacchetto dedicato alla service tax, la famigerata Trise, che accorpa la tassazione sui rifiuti a quella sui servizi indivisibili dei Comuni. In generale, c'è il problema del suo carico eccessivo, che rischia di minare il mercato immobiliare. Con le attuali aliquote e senza detrazioni, l'Ance ha calcolato un rincaro del 72% rispetto alla vecchia tassazione. Con effetti paradossali come la duplicazione di Imu e Tasi sui fabbricati rurali o la concentrazione di quattro diverse imposte sulle seconde case sfitte: Tasi, Tari, Imu e Irpef. Sul fronte delle imprese di costruzioni, poi, si combatterà la battaglia degli immobili merce, quei fabbricati costruiti e destinati alla vendita. Questi sono stati esentati dall'Imu per il 2014 ma dovranno pagare comunque la tassa sui servizi indivisibili: una beffa che le imprese vorrebbero risparmiarsi.

Ma questo non sarà il solo tema. C'è la questione delle infrastrutture: le risorse totali dedicate al capitolo dal bilancio dello Stato si riducono nel 2014 del 14,8% in termini reali, scendendo da 14,6 a 12,6 miliardi di euro. A pesare è soprattutto la dinamica del Fondo per lo sviluppo e la coesione (ex Fas) che registra un'importante riduzione, dopo lo sprint dello scorso anno. I costruttori auspicano più risorse, sul modello di quanto si sta cercando di fare anche con l'alleggerimento del cuneo fiscale. Infine, potrebbero essere riviste le norme sul patto di stabilità. Le modifiche della legge di stabilità, infatti, non attuano la riforma organica che le imprese e le amministrazioni avevano chiesto. E, insieme all'allentamento del patto comunale e provinciale, portano un irrigidimento del patto regionale, che rischia di rendere nullo l'effetto finale.


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