Lavori Pubblici

Per gli abusi edilizi la sanzione amministrativa non può essere retroattiva

Massimo Frontera

Il divieto di norme sanzionatorie retroattive previsto dalla Costituzione per le norme penali si applica anche alle sanzioni amministrative, dice il Consiglio di Stato

Per l'abuso edilizio completato prima dell'entrata in vigore della legge 47/1985 («Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie», pubblicata sul supplemento ordinario alla Gazzetta del 2 marzo 1985) non si può pretendere il pagamento delle sanzioni amministrative. Si devono invece applicare le sanzioni previste dalla normativa vigente all'epoca dell'abuso.

Il principio viene affermato nella sentenza del Consiglio di Stato (V sezione - 05158/2013), depositata il 24 ottobre scorso. La sentenza esamina un caso di abuso edilizio realizzato da oltre cinquant'anni all'interno di un condominio del comune di Napoli.

Se è vero che il divieto di norme sanzionatorie retroattive è costituzionalmente previsto per le sole norme penali, ciò non toglie che per le sanzioni amministrative debba pur sempre valere il generale canone di irretroattività posto dall'art. 11 disp. prel. cod. civ..», si legge nella sentenza.

«La giurisprudenza di questa Sezione - si legge in altro passo della sentenza - ha già da tempo puntualizzato che le sanzioni amministrative comminate dalla l. n. 47/1985 non sono generalmente applicabili con effetto retroattivo e non possono essere perciò irrogate per costruzioni portate a compimento prima dell'entrata in vigore della fonte stessa (Consiglio di Stato, Sezione V, 8 aprile 1991, n. 470)». «Pertanto - prosegue il testo -, le sanzioni amministrative previste da detta legge n. 47/1985 non sono irrogabili per le costruzioni completate prima dell'entrata in vigore della legge, dovendosi applicare quelle prescritte dalla normativa vigente all'epoca dell'abuso. E questo vale, in particolare, per la sanzione pecuniaria da infliggere a norma di tale fonte, sanzione applicabile soltanto alle violazioni commesse successivamente all'entrata in vigore di questa, dal momento la relativa disposizione normativa non ha valore retroattivo (Consiglio di Stato, Sezione V, 12 marzo 1992, n. 214)».

«Aggiungasi - prosegue ancora il testo - che la riconosciuta irretroattività delle sanzioni previste dalla l. n. 47/1985 è maggiormente giustificata nel caso di specie, in cui il Comune ha inteso applicarle ad un evento verificatosi circa cinquanta anni prima, in violazione dell'affidamento eccezionalmente ingeneratosi, come in precedenza evidenziato, nella parte intimata e non responsabile dell'abuso accertato nel corso di tale lunghissimo arco di tempo, stante il protrarsi dell'inerzia dell'Amministrazione preposta alla vigilanza, in violazione del fondamentale principio di certezza dei rapporti giuridici. Oltre che di dette disposizioni sanzionatorie, non è consentita infatti, l'applicazione retroattiva anche delle norme innovative, in assenza di adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza e in contrasto con altri valori ed interessi costituzionalmente protetti, tra i quali va inclusa anche la tutela dell'affidamento legittimamente sorto nei destinatari, in quanto principio connaturato allo Stato di diritto (Consiglio Stato, Sezione VI, 23 marzo 2010, n. 1689).

LEGGI LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO


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