Lavori Pubblici

L'impresa capogruppo in crisi non può recuperare i crediti delle mandanti

Patrizia Maciocchi

Lo scioglimento del rapporto, che comportava anche la rappresentanza delle altre imprese riunite, limita il raggio d'azione della mandataria legittimata a riscuotere dall'amministrazione solo la quota corrispondente ai lavori di competenza

Se l'impresa di costruzioni capogruppo fallisce può riscuotere dal ministero che le ha affidato i lavori solo la quota che le spetta da contratto, ma non può agire in nome delle sue consociate. La Corte di cassazione, con la sentenza n.23894 depositata il 22 ottobre, chiarisce gli effetti del fallimento della holding anche sui crediti vantati dalle società mandanti. La Suprema corte respinge gli argomenti della capogruppo che chiedeva di riscuotere anche gli importi residui delle società satellite, in quanto rappresentante esclusiva anche di queste ultime per tutte le attività svolte nel corso dell'appalto.

La pretesa non trova però il parere favorevole dei giudici della prima sezione secondo i quali il fallimento della capogruppo, in base a quanto previsto dall'articolo 78 della legge fallimentare, determina la fine di un mandato, conferito nell'interesse preminente quando non esclusivo della pubblica amministrazione, che non può essere in alcun modo eseguito, neppure dal curatore che non ha la possibilità di sostituirsi al fallito. Lo scioglimento del rapporto, che comportava anche la rappresentanza delle altre imprese riunite, limita il raggio d'azione della mandataria che è legittimata a riscuotere dall'amministrazione solo la quota corrispondente ai lavori appaltati la cui esecuzione, in base all'accordo, era di sua competenza.


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