Lavori Pubblici

Ok all'avvalimento «plurimo», la Corte Ue boccia i paletti imposti dal codice

Mauro Salerno

La norma che impone a chi partecipa a una gara pubblica di avvalersi dei requisiti posseduti da una sola impresa per ciascuna categoria di qualificazione contrasta con la direttiva appalti

Via libera all'avvalimento «plurimo». I paletti del codice che impongono a chi partecipa a una gara pubblica di avvalersi dei requisiti posseduti da una sola impresa per ciascuna categoria di qualificazione contrastano con la direttiva europea sugli appalti (2004/18/Ce). Lo ha stabilito la Corte di Giustizia europea arrivando rapidamente a sentenza (clicca qui per scaricare il documento integrale ) sul caso sottoposto la settimana scorsa dal Tar Marche, in relazione al ricorso di una società esclusa da una gara d'appalto perché "accompagnata" in gara da più di un impresa ausiliaria.

Si tratta di una questione molto dibattuta in Italia, che ha dato adito anche a orientamenti ondivaghi della giurisprudenza. Rispetto alle indicazioni molto rigorose previste dall'articolo 49, comma 6, del codice che vietano esplicitamente di ricorrere ai mezzi di più di un'impresa "garante" per eseguire le lavorazioni previste da un appalto, le norme europee mantengono un'impostazione molto più "aperta".

E infatti, ricorda ora la Corte Ue, «la direttiva non vieta ai candidati di fare riferimento alle capacità di più soggetti terzi per comprovare che soddisfano un livello minimo di capacità o i criteri fissati da un'amministrazione aggiudicatrice». Dunque, il no all'avvalimento plurimo imposto dal codice contrasta con le norme europee e va disapplicato.


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