Lavori Pubblici

Frigoristi, corsa contro il tempo per i certificati definitivi

Giuseppe Latour

Sono oltre 32mila i patentini provvisori (previsti dal Dpr 43/2012) che scadranno nei prossimi tre mesi, e il settore teme che gli enti accreditati non riescano a reggere il ritmo

Tre mesi di fuoco, da ottobre a dicembre. Sta per cominciare un trimestre che potrebbe far saltare il banco del cosiddetto «patentino del frigorista». In soli tre mesi, secondo le cifre in possesso di «Edilizia e Territorio», dovranno essere confermati in via definitiva i certificati provvisori di 32.474 aziende. Con otto enti attualmente accreditati per fare questo lavoro, il rischio che qualcuno resti tagliato fuori, perdendo la possibilità di stare sul mercato, è concreto.
Il patentino del frigorista è il nuovo obbligo sancito dal Dpr 43 del 27 gennaio 2012, che stabilisce un complesso di regole e certificazioni per chi lavora con i gas flurorati. L'obbligo riguarda gli impianti che emettono gas fluororati sopra i 3 kg, soglia che è al di sopra dei normali impianti monofamiliari. Le imprese coinvolte sono tutte quelle impegnate nel settore del riscaldamento e della refrigerazione.

Dal momento della creazione del registro, aziende e operatori hanno avuto 60 giorni per iscriversi e per ottenere così un certificato provvisorio di sei mesi, entro i quali fare un esame e conseguire il certificato definitivo presso un organismo di certificazione riconosciuto da Accredia.
Il primo termine, originariamente, scadeva il 12 aprile ma è stato prorogato dal governo Monti fino al 12 giugno 2013. Adesso, arrivati alla chiusura di quei sei mesi, le imprese sono allo snodo decisivo.

Secondo gli ultimi numeri disponibili, infatti, al momento ci sono 36.429 imprese con certificato provvisorio. Il grosso di queste dovrà ottenere il definitivo tra ottobre e dicembre: sono 10.600 a ottobre, 12.700 a novembre e poco più di 9mila a dicembre. In totale, più di 32mila aziende dovranno accalcarsi in quel trimestre di fuoco presso gli otto enti di certificazione attualmente accreditati. Stesso discorso per i tecnici, che devono ottenere un certificato a loro volta. Sono oltre 57mila quelli con il provvisorio.

E, in questo caso, la situazione è ancora più paradossale. Perché oltre la metà di loro (circa 33mila) dovrà fare i conti con una certificazione in scadenza nel mese di ottobre.
«Il rischio da evitare è che qualcuno resti fuori dal mercato perché non riesce a confermare la certificazione provvisoria. Per come sono le cose adesso, con migliaia di certificati da confermare e appena otto enti certificatori, il pericolo di un effetto imbuto è reale», spiega il responsabile nazionale di Cna impianti Guido Pesaro. «Per questo stiamo cercando di ottenere qualche intervento del Governo per facilitare la vita alle nostre imprese».

Le strade da battere sono soprattutto due. La prima – più difficile – riguarda il decreto Fare 2. Il provvedimento, rimasto bloccato a un passo dal Consiglio dei ministri, potrebbe contenere degli emendamenti che allunghino la vita dei certificati provvisori o, in alternativa, vadano a depotenziare le sanzioni a carico delle aziende. La seconda strada è legata al regolamento che Accredia sta predisponendo per dare indicazioni agli enti di certificazione. Attraverso l'introduzione di alcune semplificazioni procedurali, l'obiettivo è rendere la vita degli impiantisti più facile al momento della richiesta del certificato definitivo.


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