Lavori Pubblici

Progettisti, con l'introduzione del Pos possibile stangata da 60 milioni

Giuseppe Latour

Zambrano (Ingegneri): Siamo nettamente contrari, questa norma impone un ulteriore balzello a carico dei professionisti

Un colpo da 60 milioni di euro per i professionisti tecnici del settore delle costruzioni. E' quello che si potrebbe materializzare a partire dal prossimo primo gennaio, secondo i calcoli del Consiglio nazionale degli ingegneri, se dovesse andare in vigore la norma che impone anche ai progettisti di dotarsi di un Pos, per accettare pagamenti tramite carte elettroniche.
Il problema nasce dal decreto Sviluppo bis del Governo Monti. Secondo il provvedimento, a decorrere dal primo gennaio 2014 i soggetti che effettuano l'attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, saranno tenuti ad accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito. L'attuazione del Dl – va detto - è subordinata all'emanazione di un pacchetto di decreti attuativi. Ma questi, addirittura, anziché migliorare la situazione, potrebbero ampliare gli strumenti di pagamento elettronici obbligatori per i professionisti.

I progettisti, a poche settimane dall'arrivo della novità, sono spaventati dal suo possibile impatto sui bilanci dei loro studi. Ci sono, infatti, da calcolare i costi di installazione del Pos (mediamente intorno ai 100 euro), il pagamento di un canone mensile (mediamente intorno ai 30 euro) e il pagamento di una commissione su ogni transazione, che può superare anche il 3%. Considerando una commissione media dell'1% su ogni transazione, per le sole prestazioni erogate dai professionisti tecnici nel settore delle costruzioni, si potrebbero raggiungere i 60 milioni di euro all'anno. Un colpo che il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri Armando Zambrano non accetta. "Sessanta milioni di euro, che da reddito per i professionisti si trasformano in rendita per il sistema bancario. Una cosa inaccettabile. Un ulteriore aggravio per i professionisti senza alcun vantaggio né per il fisco né per i clienti".

Il giudizio del presidente è netto: "Siamo nettamente contrari – afferma -. Questa norma impone un ulteriore balzello a carico dei professionisti. Inoltre, non ha nessuna finalità di lotta all'evasione e al sommerso, in quanto la quasi totalità delle prestazioni professionali ha una soglia di valore superiore ai mille euro, oltre la quale già ora tutti i pagamenti devono essere tracciabili e quindi fatti con sistemi quali assegni o bonifici". L'utilità pratica della novità, cioè, sarebbe praticamente nulla. A tagliare le gambe all'evasione basta il divieto di transazioni in contanti di importo superiore ai mille euro.

"Noi non siamo contrari alla tracciabilità e alla lotta all'evasione – prosegue Zambrano -, ma tale lotta non può essere utilizzata come paravento per taglieggiare ulteriormente un sistema professionale che affronta una crisi drammatica senza alcun sostegno pubblico, a differenza di molti altri settori produttivi quali lo stesso settore bancario". A questo proposito il Cni ricorda che gli onorari dei professionisti sono stati ormai ridotti al lumicino dall'abrogazione delle tariffe e da una crisi di mercato che porta ribassi medi di oltre il 40% (con punte superiori all'80%) nel settore dei bandi di progettazione.


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