Lavori Pubblici

Dl Fare definitivo in Gazzetta con data 20 agosto. Torna il cambio sagoma con Scia, ma resta congelato nei centri storici. Cancellato il Durt, obbligo di anticipazione del 10% negli appalti.

Alessandro Arona, Fabrizio Luches, Giorgio Santilli e Alessia Tripodi

Dopo l'ok definitivo della Camera il 9 agosto il testo coordinato va in Gazzetta, con entrata in vigore dal 21 agosto. Confermata la liberalizzazione della sagoma, con limitazioni per le zone A. Ok unanime alla soppressione del Durt. L'Ance: «Le misure nel Dl Fare sono un segnale forte per l'edilizia».

E' stato pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» di oggi, 20 agosto (Serie Generale n.194 del 20-8-2013 - Suppl. Ordinario n. 6) la legge 9 agosto 2013, n.98 di conversione del decreto del Fare, il Dl 21 giugno 2013, n. 69.

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Oggi il ministro della Pubblica amministrazione, Giampiero D'Alia, ha messo on line una «Guida alle semplificazioni del decreto Fare».

Con 319 sì, 110 no e 2 astenuti l'Aula della Camera aveva approvato il 9 agosto in via definitiva il provvedimento.
Tra le novità in arrivo il ripristino delle semplificazioni per l'edilizia privata "cancellate" dalle commissioni, soppressione del Durt, anticipazione obbligatoria del 10 per cento per gli appalti, niente Durc per i lavori di manutenzione privata realizzati in economia. Un «pacchetto» sostanzioso di misure per l'edilizia (scarica tabella ) che rappresenta «un segnale molto forte di grande attenzione che il Governo e il Parlamento hanno finalmente dedicato al settore» ha commentato il Presidente Ance Paolo Buzzetti (leggi articolo ).

Cambio sagoma, torna la Scia.

Torna la Scia nel caso in cui le ristrutturazioni modifichino la sagoma (non il volume) degli edifici ma con una misura più stringente di tutela dei centri storici, dove la possibilità resta «congelata». (clicca qui per la guida alle novità ).
A sostegno del ripristino della semplificazione è intervenuto in Aula al Senato lo stesso ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e un forte pressing è arrivato anche da Confindustria. Così l'Assemblea di Palazzo Madama, al termine di un'accesa discussione, ha approvato con 190 sì, 69 no e un astenuto, l'emendamento dei relatori al Dl del fare che riscrive parte dell'articolo 30 mentre non é stato posto in votazione l'emendamento approvato dalle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio che faceva "saltare"la misura di semplificazione. La proposta dei relatori impone che i Comuni debbano individuare, entro il 30 giugno 2014, nell'ambito delle zone omogenee A, le aree in cui non si può applicare la Scia per interventi di demolizione o ricostruzione che comportino modifiche della sagoma. Se i Comuni non si attiveranno, in mancanza di intervento sostitutivo della Regione, la deliberazione sarà adottata da un Commissario ad hoc che sarà nominato dal ministro delle Infrastrutture. E in ogni caso, precisa il testo «nelle more dell'adozione di tale deliberazione e comunque in sua assenza non trova applicazione per le predette zone omogenee A) la segnalazione certificata di inizio attività con modifica della sagoma».

Le altre novità

E' tornata in commissione Bilancio al Senato la discussione sull'anticipazione del 10% per gli appalti di lavori pubblici. La Camera l'aveva reintrodotta, eliminando il divieto imposto fin dalla legge Merloni ma lasciando al tempo stesso alle amministrazioni appaltanti la scelta discrezionale di applicarla o meno. Ora a Palazzo Madama si affaccia un emendamento, concordato dai relatori con i gruppi di maggioranza e il Governo, che esclude la facoltatività per passare invece a un regime obbligatorio. Nel testo le parole «è possibile» vengono sostituite con le parole «è prevista» e, quel che è più rilevante, viene soppressa la condizione introdotta dalla Camera che l'anticipazione si sarebbe pagata «purché la stessa sia già prevista e pubblicizzata nella gara di appalto». L'amministrazione non potrebbe più aggirare ora l'istituto reintrodotto limitandosi a non segnalarlo nel bando di gara.
L'emendamento possiede anche il timbro esplicito della Ragioneria generale che aveva una perplessità specifica per gli appalti di durata pluriennale. In passato, l'anticipazione data dall'amministrazione pubblica all'impresa per avviare il cantiere veniva poi riassorbita nell'arco dei pagamenti dei primi due anni. La Ragioneria generale temeva che l'anticipazione potesse comportare anche una maggiore erogazione di cassa nell'anno in corso rispetto alle previsioni di spesa. Per questo ha preteso l'inserimento nel testo di un paletto che mette al riparo da questo rischio. «Nel caso di contratti di appalto relativi a lavori di durata pluriennale - afferma l'emendamento - l'anticipazione va compensata fino alla concorrenza dell'importo sui pagamenti effettuati nel corso del primo anno contabile».
Il problema sollevato potrebbe riproporsi qualora il contratto di appalto fosse sottoscritto nell'ultimo trimestre dell'anno. In questo caso - afferma un comma ulteriormente aggiunto alla disposizione - «l'anticipazione è effettuata nel primo mese dell'anno successivo ed è compensata nel corso del medesimo anno contabile». Una posizione più rigida di quella presente in tutti gli emendamenti di origine parlamentare che ammettevano il pagamento nell'ultimo trimestre dell'anno ma solo fino a un importo di 90,8 milioni. La cifra corrisponde alle risorse previste nella legge di stabilità 2013 per l'allentamento del patto di stabilità interno, ma non utilizzate dalle Regioni entro la data del 30 giugno 2013.
Su un altro emendamento in materia di infrastrutture si registra una larga convergenza tra forze politiche di maggioranza, relatori e Governo. È la modifica all'articolo 9 che prevede la destinazione ai progetti del «piano città» non ancora finanziati dei fondi Ue a rischio di spesa nella fase finale della programmazione 2007-2013. Nel testo della Camera si prevedevano «accordi diretti» fra le «autorità di gestione dei programmi operativi» e i singoli comuni, scavalcando di fatto le Regioni e senza una priorità chiara fra i progetti. Ora verrebbe reintrodotto il livello regionale: sarà la Conferenza delle regioni a stilare, entro 90 giorni, una lista di possibili interventi dotati delle caratteristiche tecnico-finanziarie di ammissibilità.

Confermata, poi, l'abolizione del Durt (documento unico di regolarità tributaria) nella responsabilità solidale negli appalti, mentre spunta un ricco pacchetto per Expo 2015. Scatterà l'Iva ridotta del 10% sulla vendita di biglietti per l'accesso all'Esposizione. Inoltre, la società Expo potrà avvalersi dei servizi della Consip, inoltre le società in house degli enti locali soci di Expo spa potranno procedere, anche in deroga ai vincoli del patto di stabilità interno, ad assunzioni di personale a tempo determinato. L'Iva si applicherà secondo il meccanismo del reverse charge (inversione contabile) anche ai servizi di architettura e ingegneria e non solo alle prestazioni edili rese dagli appaltatori di Expo spa.

Approvato, infine, l'emendamento che prevede l'assegnazione a Torino della sede dell'Authority per i trasporti. Il provvedimento è passato per un solo voto: favorevoli i deputati del Pd, di Scelta Civica e Lega Nord. Pdl e Sel si sono astenuti, contrario invece il Movimento 5 Stelle


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