Lavori Pubblici

Altri 20-25 miliardi per i debiti della Pa, ma le costruzioni sono escluse - Ance: «Privilegiate le spese di parte corrente»

Massimo Frontera

Per pagare i debiti della Pa arriveranno altre risorse, tra i 20 e i 25 miliardi, ma serviranno per pagare acquisti e appalti fatti con risorse di parte corrente e non invece spese fatte dalle amministrazioni a titolo di investimento in conto capitale. La misura dovrebbe diventare operativa a settembre, per dispiegare i suoi effetti concreti nei primi mesi del 2014, e comunque è subordinata a un decreto attuativo del Mef.

La novità arriva da un emendamento al decreto Lavoro approvato ieri al Senato. La misura si richiama alla possibilità, prevista dal Decreto pagamenti (dl 35/2013), di una garanzia dello Stato sui crediti ceduti dalle imprese alle banche, con un intervento della cassa depositi e prestiti.

Delusione nel mondo delle costruzioni. «Ancora una volta - dice l'Ance al Sole 24 Ore - si privilegia la spesa corrente dopo aver dichiarato la priorità per gli investimenti». La svolta di ieri aumenta, paradossalmente, le preoccupazioni nel settore edile. «Quello che si va profilando – aggiungono i costruttori – è che resteranno solo le nostre imprese a non essere pagate. Ricordiamo che il decreto del Governo risolve il problema per soli 7 miliardi su 19. La soluzione per i 12 miliardi restanti sembra allontanarsi e se non avremo risposte certe con la legge di stabilità, torneremo a forme di protesta».

In una nota l'Ance ricorda inoltre che gli enti locali hanno ancora 5 miliardi di euro in cassa da poter sfruttare in caso di ulteriore allentamento del Patto di stabilità interno.


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