Lavori Pubblici

Buzzetti: bene l'anticipazione appalti, ma sul Durt pronti a scendere in piazza

Giorgio Santilli

Il presidente dell'Ance sul decreto fare oggi al voto di fiducia alla Camera: no a nuovi ostacoli burocratici, servono un piano strordinario per infrastrutture e misure per rilanciare i mutui casa

«Bene la reintroduzione dell'anticipazione del 10% sugli appalti, un istituto presente in tutta Europa, ma sul nuovo Durt, il documento unico di regolarità tributaria, siamo pronti a fare una nuova protesta di piazza: ora che le amministrazioni cominciano a pagare, con anni di ritardo, si inventa un nuovo ostacolo burocratico. Una norma scandalosa».

Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, l'associazione dei costruttori, ha appena finito la riunione degli «Stati generali delle costruzioni» e ha toccato ancora una volta con mano la rabbia dell'intero settore edilizio, imprese, lavoratori, professionisti. Oggi sarà la volta della filiera con l'assemblea di Federcostruzioni. «Apprezziamo - dice - lo sforzo che il Governo sta facendo di mantenere gli impegni e con il "decreto del fare" passi avanti sono stati fatti. Ma nella condizione di eccezionalità in cui ci troviamo, la risposta non può essere ordinaria, deve essere eccezionale. Continuo a pensare che il piano da 70 miliardi per le opere pubbliche che abbiamo proposto alla nostra assemblea e il rilancio dei mutui casa siano due passaggi necessari per rilanciare il settore».


Presidente Buzzetti, avete proposto voi l'anticipazione del 10% negli appalti. Perché dovrebbe tornare oggi quel che fu cancellato quasi venti anni fa? Non c'è più il rischio del "prendi i soldi e scappa"?
Anzitutto questa norma c'è negli altri Paesi europei. C'è in Germania, c'è in Francia dove è obbligatoria al 5% ma è stata portata a un minimo del 20% nel biennio della crisi, con la possibilità di crescere ancora. Perché oggi è necessaria questa norma? Perché le banche rifiutano di finanziare l'inizio dei lavori, non si fidano che l'ente appaltante paghi effettivamente. E poi perché anche i fornitori sempre più spesso rifiutano di lavorare se non si dà un'anticipazione.

Ci sono resistenze dai comuni e dalla Ragioneria?
Dai comuni non mi risulta. La Ragioneria era preoccupata che si potesse superare la spesa preventivata sul primo anno di lavori, ma la soluzione trovata impone di assorbire l'anticipazione non più nei Sal (stato avanzamento lavori) dei primi 2-3 anni, come un tempo, ma nei Sal del primo anno.

Resta una norma facoltativa, forse poco efficace.
Abbiamo parlato con tutti e non ci sono contrarietà sulla norma. Speriamo che il Senato possa intervenire.

Che dite delle altre norme del decreto?
Del Durt ho detto, siamo pronti alla protesta di piazza. Ci sono numerose norme che apprezziamo: il divieto di accorpamento artificioso dei lotti nei lavori pubblici, la proroga delle autorizzazioni paesaggistiche, la liberalizzazione, per quanto parziale, dei parcheggi pertinenziali, l'allungamento a dieci anni per i requisiti Soa di fatturato, la Scia per la demolizione e ricostruzione con la modifica della sagoma.

Nodi che restano ancora aperti?
In alcune di queste norme si vede una soluzione di compromesso, come anche sul riuso delle torre e rocce da scavo. Ma ci sono passi avanti. Non capiamo invece la contrarietà all'allungamento dei tempi della convenzione urbanistica in un momento di difficoltà del mercato come questo.

Il giudizio complessivo?
C'è lo sforzo di voltare pagina. Ma tutto questo non ci aiuta ancora a toglierci dal rischio di un default totale del settore. Servono il piano straordinario per i lavori pubblici e il rilancio dei mutui casa.


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