Lavori Pubblici

Corte Ue: no al decoro professionale nelle parcelle, si limita la concorrenza

Giuseppe Latour

I giudici di Lussemburgo bocciano il codice deontologico dei geologi che stabilisce una corelazione diretta tra compensi e "dignità professionale". Ma l'ultima parola spetta al Consiglio di Stato

Le restrizioni introdotte dai geologi per la determinazione delle tariffe professionali possono dare luogo ad effetti restrittivi sul mercato interno. È quanto ha stabilito la Corte di Giustizia europea con una sentenza appena pronunciata (clicca qui per scaricare il testo completo ). La vicenda, però, non si conclude qui; sarà il Consiglio di Stato a scrivere le parola fine nei prossimi mesi

La questione scaturisce da un articolo del codice deontologico dell'ordine dei geologi, dove si prevede che «nella determinazione dei compensi professionali il geologo deve commisurare la propria parcella all'importanza e difficoltà dell'incarico, al decoro professionale, alle conoscenze tecniche e all'impegno richiesto». Queste parole sono finite nel mirino dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che vi ha ravvisato «un'intesa restrittiva della concorrenza nella disciplina sulla determinazione dei compensi». In pratica, i geologi sarebbero indotti a non assumere condotte autonome nell'individuazione dei prezzi delle proprie prestazioni professionali, uniformando cosi le tariffe.

Il Consiglio nazionale dei geologi ha impugnato la decisione prima davanti al Tar e poi al Consiglio di Stato. Palazzo Spada ha, però, rinviato la controversia alla Corte di Giustizia, chiedendo una sentenza «sulla compatibilità con il diritto Ue di codici deontologici che commisurino il compenso al decoro e alla dignità professionale, alla qualità e quantità del lavoro svolto».

Nella loro decisione i giudici lussemburghesi hanno spiegato che «le regole come quelle previste dal codice deontologico relativo all'esercizio della professione di geologo in Italia, che prevedono come criteri di commisurazione delle parcelle dei geologi, oltre alla qualità e all'importanza della prestazione del servizio, la dignità della professione» possono portare «effetti restrittivi della concorrenza nel mercato interno». Anche se, nel merito, sarà il giudice del rinvio (il Consiglio di Stato) a dover giudicare la questione, valutandone l'impatto reale sul mercato.


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