Lavori Pubblici

Autorità: danni per un miliardo dal boom della trattativa privata - La relazione - Grasso: potenziamo il dialogo con la magistratura

Giorgio Santilli

«Di fronte al crollo del mercato degli appalti, che ha subito una perdita del 24,5% nel 2012 e del 27% nel primo quadrimestre 2013, la priorità per il Paese è avviare una ripresa del settore capace di trainare la domanda interna». È questo il concetto-chiave intorno al quale ruoterà oggi al Senato, di fronte al presidente della Repubblica, la relazione del presidente dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, Sergio Santoro.

Quattro misure sono strategiche - per l'Autorità - in questo disegno di rilancio di un settore decisivo per la crescita. Anzitutto, garantire maggiore liquidità alle imprese e «risolvere in maniera tombale il problema dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione».

Secondo, pur apprezzando fortemente la riduzione da 500 a 200 milioni della soglia per l'accesso al credito di imposta, Santoro dirà che «occorre rafforzare ed estendere ulteriormente le politiche di defiscalizzazione per la realizzazione di opere pubbliche e private».

Terzo, occorre che le stazioni appaltanti - che atrrivano a 70mila, con un milione e mezzo di gare l'anno - utilizzino la banca dati dell'Autorità (Acvpass) per accelerare gli affidamenti e ridurre i costi. In questa direzione bisogna andare sulla sperimentazione, più volte chiesta dall'Autorità, «con gare pilota».

C'è, infine, un problema di regole: occorre semplificare il codice appalti e soprattutto bisogna evidenziare il nesso esistente fra affidamento a procedure ristrette (le vecchie trattative private) che oggi arrivano addirittura al 50% del mercato e l'aumento dei costi. Il danno per il settore pubblico, per avere eluso le gare, è quantificato, in termini di mancati risparmi, in un miliardo.

Per risolvere «in maniera tombale» il dramma del ritardo dei pagamenti occorre accostare alle misure varate dal Governo per il pregresso «l'effettivo passaggio, previsto dalla legge di contabilità, dal sistema di competenza e cassa al solo sistema di cassa» per le spese in conto capitale. In questo modo si eviterebbe quel fenomeno tutto italiano, anche rispetto alle regole Ue, di un patto di stabilità che ritarda sistematicamente i tempi di pagamento delle Pa.

La valutazione dell'Autorità sul «decreto del fare» varato dal Governo è positiva, soprattutto là dove si abbassa la soglia per il credito di imposta. «Si tratta di un grande segno che va nella direzione voluta - dice Santoro - ma non è un segno sufficiente perché gran parte delle opere da realizzare sono al di sotto di quella soglia. D'altra parte, il Governo dovrebbe considerare la possibilità di estendere forme di defiscalizzazione anche a settori dell'edilizia privata che si ritengono prioitari, come per esempio il restauro e il miglioramento del patrimonio edilizio esistente».
Nella revisione del codice degli appalti occorre fare una grande operazione di semplificazione, tenendo già conto delle nuove direttive europee in materia. Santoro insiste pesantemente anche sulla necessità di una riforma «complessiva» del sistema di qualificazione, oltre le Soa e le loro patologie: l'attuale disciplina «non sempre appare in grado di garantire l'affidabilità dei concorrenti».

LA RELAZIONE DELL'AUTORITA' DI VIGILANZA 2012


© RIPRODUZIONE RISERVATA