Lavori Pubblici

Tar Puglia: opere idrauliche riservate solo agli ingegneri

Giuseppe Latour

Il tribunale dà ragione al ricorso degli ordini che si erano opposti a una direzione lavori assegnata a San Pietro Vernotico a un architetto

Opere idrauliche appannaggio esclusivo degli ingegneri. Il Tar Puglia con la sentenza n. 1270 del 2013 ha appena aggiunto l'ennesimo capitolo all'eterna telenovela delle competenze dei progettisti. Stavolta segnando un punto a favore degli ingegneri, a scapito degli architetti.
Il caso sottoposto ai giudici amministrativi riguardava i lavori di ammodernamento ed ampliamento della rete idrica comunale di San Pietro Vernotico, un paese a metà strada tra Brindisi e Lecce. Gli ordini degli ingegneri locali hanno fatto ricorso perché la direzione lavori, nonché il coordinamento in materia di sicurezza nella fase esecutiva, sono stati affidati ad un architetto. Il Tar pugliese ha dato ragione agli ordini, spiegando che gli impianti della rete urbana di condotta e distribuzione dell'acqua "non sono riconducibili all'ambito dell'edilizia civile", ma piuttosto rientrano nell'ingegneria idraulica che "forma bensì oggetto riservato alla professione di ingegnere".

Ma non è tutto. I giudici, infatti, si sono prodotti in una serie di considerazioni sulla corretta delimitazione delle competenze di ingegneri e architetti, analizzando gli articoli 51 e 52 del regio decreto n. 2537 del 23 ottobre 1925, la legge che regola i rispettivi ambiti di azione. Dopo aver evidenziato che non sussiste una completa equiparazione delle competenze, il giudice amministrativo ha sottolineato che l'articolo 51, dedicato alla professione di ingegnere, prevede una competenza di carattere generale, comprendente interventi di vario tipo, relativi "alla progettazione, conduzione e stima", alle costruzioni "di ogni specie" e all'impiantistica "civile ed industriale, alle infrastrutture ed ai mezzi di trasporto, di deflusso e di comunicazione".
Il terreno sul quale si muovono gli architetti, invece, è decisamente più ristretto. L'articolo 52 limita le loro competenze alle sole "opere di edilizia civile", in cui sono da ricomprendere tutte le opere anche connesse ed accessorie, purché si tratti di pertinenze al servizio di singoli fabbricati o complessi edilizi. Quindi, resta riservata alla competenza generale degli ingegneri "la progettazione di costruzioni stradali, opere igienico-sanitarie, impianti elettrici, opere idrauliche, operazioni di estimo, estrazione di materiali, opere industriali".

Inoltre, il tribunale ha osservato che i regolamenti degli enti locali non possono derogare alle indicazioni del regio decreto. Questo in base alla considerazione che il regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto, "pur non essendo una norma di rango legislativo primario", è fonte sovraordinata rispetto ai regolamenti degli enti locali. E anche l'eventuale presenza di un ingegnere all'interno dell'ufficio di direzione lavori comunale non incide sulla questione, in quanto non vale a sanare l'incompetenza professionale dell'architetto a ricoprire l'incarico.

LA SENTENZA DEL TAR


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