Lavori Pubblici

Rating di legalità nei finanziamenti, disco verde dei giudici amministrativi

Giuseppe Latour

Il Consiglio di Stato dà parere favorevole al rating di legalità. A poco meno di un anno dal varo del regolamento dell'Antitrust, si avvia verso il traguardo anche il decreto interministeriale che disciplina l'uso del rating nei finanziamenti delle pubbliche amministrazioni e nell'accesso al credito bancario. Il testo, che dovrà essere emanato dal ministero dell'Economia e da quello dello Sviluppo economico, è stato messo sotto la lente dai giudici amministrativi, che hanno chiesto diverse modifiche su punti marginali, approvandone però l'impianto generale. Dal fatturato alla definizione di sede, passando per le regole relative alle pubbliche amministrazioni, il provvedimento andrà leggermente rivisto ma poi sarà pronto per l'approvazione definitiva.

Il parere analizza punto per punto il regolamento in arrivo, prescritto dal decreto n. 1/2012. E parte dalla definizione di impresa. In questo caso il decreto si richiama al regolamento dell'Antitrust che, però, pecca per la mancanza di "disposizioni di attuazione al fine di disciplinare in concreto le modalità dell'accertamento dell'anzidetto requisito del fatturato minimo di due milioni di euro". Secondo il parere, infatti, sono "ben diverse" le ipotesi nelle quali questo risultato sia riferito a un'impresa singola o a un gruppo di imprese.

C'è, poi, la questione della "sede operativa nel territorio nazionale", come indicata nel decreto. Una nozione generica che per l'impresa individuale può essere legata alla sede di attività o al domicilio fiscale, mentre negli altri casi alla sede sociale. E che, per le imprese con sede all'estero e per i gruppi europei di interesse economico, può essere riferita alla sede operativa aperta sul territorio italiano.
Diverse integrazioni vengono richieste nella sezione dedicata al rating nella concessione di finanziamenti pubblici. Secondo i giudici amministrativi, va introdotto l'obbligo per l'impresa di dichiarare, al momento della richiesta di finanziamento, l'iscrizione nell'elenco tenuto dall'Agcm. Impegnandosi anche a comunicare l'eventuale revoca o sospensione dall'elenco in questione. Queste norme, poi, andrebbero estese anche agli istituti di credito.

Allo stesso tempo, andrebbe precisato che le amministrazioni concedenti sono tenute ad effettuare, prima dell'erogazione del contributo, un controllo dell'elenco in questione, pubblicato sul sito dell'Autorità. Infine, i criteri di premialità legati al rating, per ragioni di trasparenza della procedura, andrebbero evidenziati da subito, al momento del bando, e non alla fine, nella fase della concessione del finanziamento, come invece prescrive il decreto.

Un problema viene, poi, evocato sul fronte dell'estensione territoriale del provvedimento. Se il decreto prescrive che le amministrazioni concedenti provvedono ad applicarlo entro 120 giorni dalla sua entrata in vigore, non è chiaro il perimetro di questa formulazione. Palazzo Spada, in particolare, considera la possibilità che le Regioni e le Province autonome possano avanzare dubbi sull'applicazione delle norme. Anche se "è indubitabile che l'istituto del rating di legalità sia di per sé applicabile nell'intero territorio nazionale".


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