Lavori Pubblici

Piccole varianti più facili, centrali di committenza per il project financing nel Ddl semplificazioni

Mauro Salerno

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Ddl sulle semplificazioni. Marcia indietro sulle riserve: resta il tetto del 20%. Salta anche l'estensione dell''accordo bonario per risolvere le controversie tra stazioni appaltanti e general contractor. Stp come gli studi per il Fisco

Piccole varianti più facili per i cantieri privati. Mentre i piccoli comuni potranno appoggiarsi a strutture più solide (centrali di committenza) per studiare e gestire operazioni di project financing utili a realizzare opere pubbliche con capitali privati. Sono due novità contenute nel Ddl semplificazioni approvato ieri dal Governo, con l'obiettivo di snellire le procedure nel campo degli interventi edilizi pubblici e privati. Misure pensate come "spalla" agli interventi più urgenti varati con il decreto approvato venerdì scorso.

La prima misura riguarda la possibilità di apportare varianti in corso d'opera ai permessi di costruire attraverso una più semplice segnalazione certificata di inizio attività (la cosiddetta Scia). Una via possibile a patto che si tratti di varianti «non essenziali» al progetto e conformi alle prescrizioni urbanistico-edilizie, nonché alle norme antisimicce, antincendio, igienico-sanitarie e anche relative al rispetto dei parametri di efficienza energetica.

La seconda novità mira invece a dare un impulso alle pertnership tra amministrazioni pubbliche e privati anche per la realizzazione di piccole opere pubbliche. La norma prevista dal Ddl sulle semplificazioni estende la possibilità di ricorrere alle centrali di committenza per concessioni e project financing, oltre che per gli appalti di tipo tradizionale. L'obiettivo è chiaro: agevolare le piccole amministrazioni a corto di professionalità, ma comunque intenzionate a coinvolgere i privati nel finanziamento dei cantieri. Riguarda le operazioni di project financing anche un altra novità inserita all'ultimo momento nel Ddl. In caso di risoluzione del contratto con il concessionario gli «enti finanziatori» potranno evitare di mandare a monte il contratto trovando una società capace di subentrare nel rapporto in un termine non inferiore a 120 giorni.

Non hanno invece trovato posto nel Ddl le norme che puntavano a far saltare il tetto del 20% alle riserve inserito nel codice degli appalti con il primo decreto sviluppo (Dl 70/2011), per limitare le richieste risarcitorie avanzate dai costruttori a valle dell'aggiudicazione. Un fenomeno che spesso porta alla lievitazione del costo delle opere pubbliche rispetto a quanto preventivato con l'assegnazione dell'incarico in gara.

A quanto risulta, nel corso del Consiglio sarebbe stato espunte dal testo del provvedimento anche l'obbligo di suddividere gli appalti in lotti per favorire la partecipazione delle Pmi al mercato degli appalti, che pure era presente nel testo entrato a Palazzo Chigi.

Resta invece la norma interpretativa che equipara le società tra professionisti agli studi associati dal puntio di vista fiscale. Così come la "stretta" sulla possibilità di raddoppiare i termini per l'istruttoria dei permessi di costruire nelle città con più di 100mila abitanti. Questo caso, prima possibile tanto per i comuni con più di 100mila abitanti che per i progetti complessi, viene limitato a «progetti particolarmente complessi da realizzare nei comuni con più di 100mila abitanti».


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